Questo Atomo AG 16

è un tributo a Mario Lucidi e, al contempo, un atto di accusa a Tullio De Mauro. Dopo sofferta decisione lo licenzio, il 30 settembre 2005, non revisionato, col titolo cambiato e privo di alcune parti. Qualche chiarimento su questo parto travagliato si potrà evincere, per esempio, dalle Lucidi News del mio sito www.bitnick.it.

Se Lucidi e il suo iposema, se Gaeta e la sua telelinguistica sono rimasti e rimangono ignorati buona parte della responsabilità, detto a chiare lettere, è di Tullio De Mauro.

Anni fa (Etica e Fonetica) avevo lanciato al De Mauro un’accusa apparentemente più grave, quella di avermi diffamato. Fatta inutilmente ampia ammenda di quella ora gliene lancio una ben più pesante: aver “oscurato” la genialità di Mario Lucidi.

Se De Mauro, come ogni imputato, si difendesse dicendo “Io non ho fatto niente!”, ebbene le sue parole sarebbero una piena confessione, un’esplicita ammissione della colpa che io, oscuro elettricista illuminato dalla luce di Lucidi, ardisco addebitargli: l’inerzia. Se invece egli continuasse a tacere, il suo silenzio darebbe prova ancora più evidente del suo atteggiamento scandaloso, indegno del suo ruolo istituzionale.

Accuso poi De Mauro anche di avere – stavolta involontariamente – osteggiato i miei lavori, in quanto le polemiche di cui sopra li velano agli occhi anche dei migliori, tanto che nessuno si dà la pena, o pensa che lo valga, di entrare nel loro merito.

Ecco ora alcune note di servizio su questo Atomo. Il titolo primitivo doveva essere “Il segno tecnificato. L’iposema di Lucidi”: l’ho modificato per poter dichiarare nella maniera più esplicita e diretta, in copertina, la mia civile critica al De Mauro.

Per motivi di impaginazione un capitolo che avevo riservato alla collazione sinottica dei passi salienti di Lucidi sull’iposema l’ho trasferito altrove (Lucidi News 79).

Ugualmente per motivi di spazio il capitolo 9 è monco di una parte, riguardante il tecnigrafo e la “Educated Monkey. Spero di avere l’opportunità di ritornarci.

Mancano anche gli ultimi due capitoli “La coscienza di Buccola” e la “Typespeaker”.

Di quest’ultima il paziente lettore dovrà accontentarsi dell’immagine di copertina, che vuol rappresentare l’iposema partorito dalla mente di Mario Lucidi che, come un mulinello, non smetteva mai di macinare pensieri, per funzionalizzarli, tecnificarli e renderli comunicabili (“…quel cervello cosa andava a pensare, che continuo mulino aveva dentro quella testa!” - Testimonianza Ascioni, vedi AG 4).

Manca anche un indice dei nomi e una bibliografia, ma questi sono i mali minori. Chi fosse interessato non avrà certo difficoltà ad approfondire, consultando i miei lavori – tutti in rete – o chiedendo direttamente al sottoscritto, che dichiara, come sempre, la sua disponibilità ad ogni chiarimento e ad ogni dialogo.

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