96 – I campioni del tocco

                    

 

I musicisti, ma anche il grande pubblico, conoscono il famoso “problema del tocco” del pianoforte. Su questi virtuosismi squisitamente artistici sono stati tentati degli studi scientifici e sperimentali, ma con risultati scarsi perché si tratta di fenomeni estremamente complessi, addirittura più di quelli dell’analisi della voce e della manoscrittura. Ne accenno nel mio lavoro ancora inedito sulla Meccanica grafica.

Risultati più sicuri invece si sono ottenuti nelle ricerche sulla battuta dattilografica e, più in generale, sulla “diteggiatura” (Lahy, Estoup, Tombolini, Rodriguez, Aliprandi), sui tracciati stenografici (Vignini, Cordara, Innocenzi, tra gli italiani), sulla stenotipia (Michela), sul Braille (Barbier, Villey), ecc. ma si tratta sempre di problemi complessi: cinematica di leve portacaratteri, forza di percussione, supplemento di accelerazione, scappamento, corsa di ritorno, impulso dei martelletti, accavallamenti delle leve, tastiera cieca (touch method), tastiera a vista (sight method), ecc. in cui l’empirismo, più che le formule, la fa da padrone.

Sono però convinto, come dico nei miei ultimi lavori, che l’approccio più scientifico si addica alla battuta o tocco telegrafico, enormemente più semplice da studiare e sicuramente più fecondo di risultati affidabili.

A sottolineare la stretta parentela “di tocco” tra stenografi, stenotipisti, dattilografi e telegrafisti voglio ricordare che tutte queste categorie di virtuosi del tasto, o meglio “delle dita”, amano o hanno molto amato gare e competizioni di velocità (e regolarità), quasi dei campionati sportivi con classifiche e recordman.

Tra gli stenografi, a inizio novecento, furono leggendari i campioni Galletti e Crea che guadagnavano velocità servendosi della cooperazione della mano sinistra per spostare gradualmente il foglio su cui scrivevano con la destra, tenendo l’avambraccio fermo e ruotando la mano attorno al polso (o addirittura solo le dita!), sfruttandone l’isocronismo fisiologico (Javal).

Nello stesso periodo fu celebre il campione A. Tombolini, inventore del metodo di diteggiatura con 5 dita (elasticità dei polsi, non delle falangi; lasciare il tasto prima che arrivi in fondo; battere sui tasti a colpettini di martello; pensare a un tasto arroventato; mantenere identici gli intervalli di tempo tra le battute; solo l’indice e il medio sanno battere il tasto con “forza di elasticità”; ecc.) e dei famosi “scioglidita” dattilografici.

(di Tombolini non sono finora riuscito a trovare un importante lavoro del 1939 su una perizia dattilografica e l’articolo Perfezionamenti della macchina da scrivere, in Annuario 1937 de L’ufficio moderno).

Tra i telegrafisti infine fu mitico Ted McElroy, su cui in rete si trovano diverse notizie o aneddoti: moglie stenografa, riusciva a parlare d’altro mentre trascriveva i dispacci, campione dattilografo (150 wpm), campione telegrafista (77 wpm), durante le esibizioni o i contest era capace di fermarsi a bere dell’acqua o a fumare senza perdere neanche una parola, ecc.

Le immagini d’intestazione – che dubito siano state riconosciute da qualcuno! – si riferiscono alle particolari tastiere del Telegrafo multiplo stampante Baudot (da Annales télégraphiques 1879). Doveva essere manipolato da campioni professionisti molto affiatati (5 per ogni tavolo), un lavoro di squadra in perfetto sincronismo cadenzato da un metronomo. L’azionamento dei 5 tasti, tre con la mano destra e due con la sinistra, potrebbe ricordare il suonare strumenti musicali a fiato, con lo spartito-dispaccio sul leggio!

 

Intervento di Gaeta (12.12.04):

Inserisco, a cortese richiesta, anche l’immagine d’insieme del Telegrafo multiplo stampante Baudot:

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