69 – Appunti su Bryan e Harter

 

  

 

Spero di fare cosa non del tutto inutile (e che a me, grazie a internet, non costa niente) mettendo in rete dei vecchi appunti sui ben più vecchi (1897 e 1899) lavori di Bryan e Harter sulla lingua telegrafica.

La traduzione è approssimativa, mancano diagrammi e tabelle, ma forse la loro “ponderosità e poderosità” attirerà l’attenzione di qualche accademico che, per distrazione o per l’effetto Canepari, ritiene ancora il Morse cosa da boy scout.

 

Intervento di Cavina (14.9.04):

In questo studio (pur avendolo scorso in fretta) ho rivissuto, per la prima volta, la psicologia del telegrafista. Ti ringrazio. Addirittura certe impressioni, seppur provate, non le avevo mai notate. 

 

 

William Lowe Bryan  e  Noble Harter

Fisiologia e psicologia del linguaggio telegrafico

(Harter è uno studente di psicologia che per molti anni è stato telegrafista ferroviario ed è esperto in questa branca della telegrafia. Gli esperimenti sono stati fatti sotto la direzione del prof. Bryan)

 

Biographical Note
William Julian Bryan was born 11 November 1860 in Monroe County to John Bryan, a Presbyterian minister, and Eliza Jane Phillips Bryan. After attending the public schools in the county, Bryan entered the Preparatory Department of Indiana University in 1877. While a student a IU, he was active in many activities, including the university baseball team (where he earned his letter) and the student newspaper, The Daily Student. He graduated in 1884 with a degree in ancient classics. Following graduation, he was appointed English instructor in the Preparatory Department. Within a few months he was invited to join the faculty of the Greek Department and in 1885 he was named Associate Professor of Philosophy.

Bryan continued his studies and in 1886 he received his Master's degree in Philosophy. His interests shifted to psychology, however, and from 1886-1887 he went to Germany to study at the University of Berlin. When he returned he was named full professor and granted money to conduct research on human reaction times. Bryan opened the Indiana University Psychological Laboratory in January 1888. In 1891, Bryan decided to study under G. Stanley Hall at Clark University and received his PhD in psychology in 1892. Bryan went on to become a leader in the movement for the scientific study of children.

Upon returning to IU after his studies with Hall, he was appointed Vice- President of the University. In 1902 he was named the tenth President of the University. Bryan oversaw the development of the institution for 35 years. During his tenure the schools of medicine, education, nursing, business, music, and dentistry were established, in addition to many graduate programs and several satellite campuses throughout the state. During his presidency, the university grew from 1,335 students and 65 faculty members to 7,005 students and 330 faculty members.

Bryan married Charlotte Lowe in July, 1889. They took one another's names and thereafter Bryan was William Lowe Bryan. Charlotte graduated with a Bachelor's in Greek in June 1889. After their marriage, she continued to study on her own and collaborated with Bryan on two volumes of selections from Plato for teachers. Throughout her life, Charlotte was often ill and Bryan frequently turned down social invitations so that he could stay with his wife. Charlotte died in 1948, shortly before her 81st birthday. Bryan passed away in 1955 at the age of 95.

 

 

Nel marzo 1893 il Sig. Harter iniziò al Laboratorio di Psicologia dell’università dell’Indiana uno studio su alcuni problemi collegati all’acquisizione del linguaggio telegrafico. Per 11 mesi, e lontano dall’Università, condusse uno studio preliminare di questi problemi, alla luce della propria esperienza e coadiuvato da un diligente personale esame incrociato di 37 operatori della Compagnia ferroviaria Wabash e della Compagnia telegrafica Western Union. Di questi 7 furono riconosciuti come esperti, 22 come uomini di esperienza e capacità medie, mentre 8 avevano semplicemente una capacità sufficiente. Harter aveva conosciuto personalmente 28 di questi per un tempo variabile da due a sedici anni. In tutte queste ricerche, e nelle seguenti, la comunità dei telegrafisti mostrò il più cordiale interesse e sollecitudine a collaborare.

Nel marzo 1894 Harter cominciò presso il Laboratorio universitario uno studio sperimentale sulle differenze individuali nella scrittura telegrafica. La parte sperimentale di questi studi continuò fino all’agosto 1894 e lo studio dei risultati fino al giugno 1895. Nel gennaio 1896 fu fatta una rassegna di certe fasi dei risultati. Durante l’inverno 1895/96 egli si occupò dello studio della curva di miglioramento della trasmissione e ricezione.

 

II – Lo studio preliminare

Il lavoro del primo anno consistette in una indagine esplorativa in cerca dei problemi che valeva la pena investigare a fondo. Sembra preferibile, tutto sommato, dare qualche notizia, attraverso un breve resoconto di questa indagine. Il metodo di esplorazione consisteva nell’interrogare gli operatori con domande che, da un lato sembravano avere rilevanza psicologica o fisiologica e che, dall’altro, alla luce dell’esperienza personale di Harter potevano essere foriere di risposte.

(Per evitare circonlocuzioni in questo articolo si useranno parole tecniche comunemente usate tra gli operatori telegrafici e il cui significato è chiaro)

Lo studente impara in poche ore o al massimo in pochi giorni a distinguere la maggior parte delle lettere dell’alfabeto telegrafico; ma dopo averle distinte chiaramente una volta, in genere viene confuso dal contraccolpo e deve imparare di nuovo le lettere molte volte prima che questa difficoltà sia superata. Il contraccolpo (back stroke) è il colpo dell’armatura contro la vite di regolazione al di sopra di essa. Prima si padroneggiano quelle lettere composte di soli punti o sole linee, poi quelle composte di punti e spazi, e infine quelle più complesse come J , X , Q

Dal momento che i caratteri composti da 4, 5 e 6 punti sono fatti più rapidamente di quanto l’alunno sia in grado di contare, è necessaria molta pratica prima che egli possa riconoscere con certezza il numero di punti in tali gruppi. Quando in ricezione viene raggiunto un grado considerevole di velocità, lo spazio tra le lettere di una parola (io: non di un carattere) diventa così piccolo che si cessa di riconoscerla coscientemente, le lettere sembrano mescolarsi insieme, e la parola viene riconosciuta come un suono unico. Così, operatori esperti leggonoparole” dai loro apparecchi; e, come si vedrà in seguito, questi stessi gruppi in unità più grandi, sicché l’unità cosciente diventa la frase (sentence, significato), molto come nella lettura di roba stampata. Naturalmente le parole corte e frequentemente ricorrenti sono le prime ad avere le parti fuse insieme. Un principiante è così molto presto capace di distinguere parole come, the, is, and, ecc. quando vengono scritte velocemente sulla linea principale (?) nella loro connessione adeguata, mentre egli non può comprendere neanche una singola lettera nelle altre parole. Questa osservazione mostra che un determinato gruppo di suoni, per esempio quelli che compongono la lettera h, possono essere percepiti in un istante perché ricorrono entro un gruppo conosciuto più ampio, e quindi non percepiti un momento più tardi poiché ricorrono come parte di un gruppo sconosciuto.

In telegrafia ci sono specialità distinte, così che un operatore può essere competente in un reparto ma un fallimento in un altro (pur) non richiedente nessuna maggiore velocità, finché non si sia impadronito del vocabolario di quel reparto. Così un operatore commerciale si sentirebbe perduto in uno scalo ferroviario, o lo spedizioniere ferroviario nel prendere i mercati. È opinione di operatori con esperienza che vi sono molti casi eccezionali di prontezza (quickness) e tardità (slowness) nell’apprendimento,

(Si racconta di un telegrafista dell’Indiana che, dopo una pratica di 3 mesi fu capace di ricevere il discorso inaugurale di Garfield. Storie di questo tipo devono essere prese cum grano salis (senza esagerare). Più telegrafia si conosce, più sale ci vuole)

tuttavia per diventare un operatore esperto occorrono da 2 a 2,5 anni.

Per mancanza di energia all’abitudine, tranne quando obbligati dalla natura del loro lavoro, pochi operatori raggiungono il loro massimo, mentre la maggioranza ha poco più dell’abilità realmente richiesta dal loro lavoro giornaliero. Per ottenere esperienza, si deve fare accuratamente un lavoro di crescente difficoltà. Per una più completa discussione di questo punto vedi Parte IV. (io: strano, manca!)

L’effetto di trasmettere velocemente una lunga parola non familiare è indurre il ricevente a fare un errore o una interruzione (break, richiesta di ripetizione della parola). Numerosi operatori sono molto permalosi riguardo all’interruzione, ed alcuni non esitano a sostituire la parola più probabile ed evitare così quello che reputano un’umiliazione. A volte qualche operatore giovane (antipatico, gradasso?) viene lusingato in una trappola per il suo orgoglio di fronte all’interruzione, la cui psicologia è significativa. Vengono inviati la data e l’indirizzo di un messaggio ad una velocità rapida, seguiti dal punto (period) che separa l’indirizzo dal corpo del messaggio. Gli vengono inviate quindi chiaramente ma rapidamente le lettere in ordine alfabetico. Il ricevente attende un messaggio. Nelle prime poche lettere egli non riconosce alcun gruppo-parola. Spera di vedere la connessione un po’ più in là. Alla fine è costretto a interrompere. Qualche volta è possibile ripetere questo trucco parecchie volte senza che la vittima lo scopra. In questo caso evidentemente lo sforzo immane dell’attenzione posta nel riconoscere gruppi-parola ha impedito di riconoscere un gruppo più familiare, cioè l’ordine alfabetico.

C’è un’altra interessante illusione appercettiva, nella quale cadono anche operatori esperti, che si presenta così: La regolazione dell’armatura del sounder viene controllata da viti di posizione di modo che il colpo inferiore e il colpo superiore possono essere differenziati. I colpi inferiori, naturalmente, corrispondono ai punti e alle linee del codice Morse. Che si intenda (trasmettere) un punto o una linea dipende dalla lunghezza di tempo fra il colpo inferiore e il successivo contraccolpo. Evidentemente è essenziale che il colpo inferiore e quello di ritorno siano chiaramente distinguibili. Fare (make, calcolare) questa distinzione è una delle più grandi difficoltà nell’apprendimento della telegrafia. Lo studente può imparare a riconoscere in pochi minuti parecchie delle semplici lettere fatte di punti; tuttavia dopo un’ora, quando viene fatta la e, un singolo punto, egli interpreta i due suoni che sente come una i, che è due punti.  Gli studenti cercano di aiutare l’orecchio spiando la mano dell’insegnante o l’armatura del sounder. Tale stratagemma naturalmente deve essere proibito e allo studente viene richiesto di basarsi soltanto sull’orecchio. Sono stati osservati parecchi casi in cui operatori esperti hanno fatto lo stesso tipo di errore quando ascoltavano in apparecchi non familiari (strange) nei quali il colpo inferiore e quello di ritorno non erano molto chiaramente differenti. In tali casi, gli esperti non erano in grado di comprendere neanche una lettera. Per una sorta di inversione di attenzione i colpi di ritorno sono uditi come colpi inferiori e viceversa.

La velocità di ricezione varia grandemente. Sulle linee ferroviarie può  essere presa come velocità normale quella da 20 a 25 parole al minuto, di 4 lettere ciascuna. Fra gli operatori di livello inferiore, la capacità di inviare è maggiore della capacità di ricevere, ma con gli esperti è generalmente vero il contrario. Il più alto record di trasmissione, conosciuto, è 49 parole al minuto. Quando si usa la macchina da scrivere la capacità del ricevente supera quella del trasmittente. Le parole cifrate non possono essere ricevute così rapidamente o accuratamente come il linguaggio ordinario. Le compagnie telegrafiche riconoscono tale fatto perché tassano molto le combinazioni di lettere che formano parole diverse da quelle dell’inglese ordinario. Gli errori nella trasmissione dei messaggi sono relativamente pochi, e la sensibilità comune dei telegrafisti è che essi in Tribunale potrebbero testimoniare con più sicurezza su ciò che hanno udito in linea che su quello che hanno udito in colloquio personale, o quanto alla precisione di un messaggio “copiato” da un sounder piuttosto che uno “copiato” sotto dettatura (io: mi fa pensare a Manisco).

Disturbi esterni hanno un effetto molto grande sugli operatori privi di esperienza, ma influenzano molto poco l’operatore esperto. Non è insolito vedere un operatore che fa una grande quantità di lavoro importante in una piccola stanza dove lavorano una mezza dozzina di gruppi di macchine, ferrovieri che entrano ed escono correndo, parlando in modo eccitato e facendo domande, motori che si muovono vicino alla finestra, vagoni (o carrelli) che corrono rumorosamente sul marciapiede. Tuttavia l’operatore lavora, con calma e velocità, e risponde persino brevemente a domande che gli vengono rivolte. Laddove un numero di sounders lavorano a stretto contatto possono essere attaccati pezzi di alluminio, ottone o altro così da dare a ciascuno un tono distinguibile. Molti uomini possono ricevere da un apparecchio regolato basso in presenza di altri il cui suono è molto più forte. La capacità di fare ciò tuttavia viene di gran lunga diminuita dalla mancanza di pratica. Lo spedizioniere C. è stato un “copista” per parecchi anni in un ufficio nel quale lavorava con molti apparecchi vicini. Dopo essere stato distaccato per due anni a uno sportello, dove era usato un solo apparecchio, (tornando) perdette la capacità di fare il lavoro che faceva prima, essendo confuso dal lavoro degli altri apparecchi.

Disturbi (agitazioni) soggettivi quali timore, ira, eccitamento, ecc. hanno poco effetto sugli uomini esperti tranne quello di renderli più fluenti nell’uso del linguaggio telegrafico. (Gli) operatori sono acutamente consapevoli della presenza di quelli con cui comunicano, di modo che essi non si sentono soli sebbene nessuno sia fisicamente presente. Questo feeling fa si che gli operatori giovani soffrano acutamente della paura del palcoscenico, specialmente al loro debutto. Il primo lavoro generalmente consiste nel fare un rapporto su un treno ad uno spedizioniere. Il debuttante è molto ansioso di fare così e lavora duramente in modo da eseguirlo bene, ma quasi sempre lo fa in una maniera tale da attrarre l’attenzione di tutti gli operatori sulla linea. Non è insolito vedere un principiante sudare abbondantemente in una stanza fredda per lo sforzo di prendere un semplice messaggio di 10 parole. Un fatto simile si vede nella difficoltà che il giovane operatore ha di tener una conversazione. Egli scrive molto lentamente, eppure non può pensare di dire abbastanza cose. La mente organizzante sembra paralizzata dalla presenza del suo pubblico. In una persona che non è un esperto le emozioni di paura, di ira e perfino di gioia, generalmente paralizzano l’inventiva in modo che si possano fare soltanto gruppi di suoni spasmodici o senza significato, ed ognuno riconosce che l’uomo è “frastornato” (rattled). L’abilità a ricevere viene spesso così influenzata che egli non è in grado di riconoscere niente. Ciò è particolarmente vero nel caso della paura.

Il linguaggio telegrafico si assimila tanto che il pensare manifestamente si risolve nella stenografia telegrafica usata nel chiacchierare (chat?). Questa stenografia telegrafica è un codice abbreviato in cui vengono eliminate le vocali e molte consonanti. Si pensa in termini telegrafici. Un’espressione strana o un messaggio insolito attraggono l’attenzione dell’operatore, mentre è direttamente occupato in qualche altro lavoro. Gli operatori che lavorano di notte per svegliarsi fanno affidamento sul loro nominativo (office call). La sensazione è quella di udire in continuazione un nome ripetuto delicatamente. Quando l’operatore è stanco per la perdita di sonno o fatica fisica, naturalmente è più difficile svegliarlo. In tali casi il chiamante batte (scrive) il nominativo molto distintamente e fa spazi insolitamente lunghi. Ciò pare aggiungere enfasi alla chiamata. Un buon sistema per svegliare i telegrafisti addormentati è anche il frullio stizzito (anger flutter), un ronzio fatto da rapidi colpi alternati del primo e del secondo dito.

Il modo in cui in certi casi si padroneggia completamente il linguaggio telegrafico viene chiarito dal fatto che operatori esperti copiano in ritardo (copy behind) di 3 o 4 parole, qualche volta di 10 o 20; cioè, chi riceve permette a chi trasmette di scrivere un certo numero di parole prima che egli cominci a “copiare”. È quindi possibile che egli capisca in anticipo qualcosa del senso della frase. L’operatore è così in grado, non soltanto di punteggiare e mettere le maiuscole, ma anche di mantenere il funzionamento della struttura grammaticale. Ancora, mentre rileverebbe un errore o noterebbe che una parola non è appropriata nella connessione usata, e fosse in grado di suggerire al mittente quale parola potrebbe essere, il linguaggio del messaggio come un tutto può avere poco o nessun significato per lui. Sono stati osservati parecchi casi che illustrano questo fatto. Il caso più notevole fu dato da Capo S. Un messaggio per il sovrintendente fu ricevuto da un operatore molto abile. Chiunque avrebbe potuto vedere dal contenuto che si richiedeva una consegna e un’azione immediata. Una parola nel messaggio era stata scritta in un modo tale che era stata mal letta e mal trasmessa dall’operatore. L’operatore ricevente si accorse che tale parola non aveva senso, e suggerì al mittente che avrebbe potuto essere un’altra parola apparentemente simile. Il mittente decise che ciò era vero e il messaggio fu di conseguenza corretto. L’operatore ricevente mise il messaggio sopra il gancio del sovrintendente dove fu trovato da un impiegato troppo tardi per l’azione richiesta. Il ricevente non poteva credere di aver ricevuto un tale messaggio finché non gli fu mostrata la sua copia. Furono quindi richiamati i dettagli descritti. Le compagnie ferroviarie riconoscono tale tendenza all’automatismo richiedendo agli spedizionieri di non inoltrare ordini di servizio del treno finché non siano stati assicurati da parte dell’operatore al quale vengono inviati gli ordini che egli ha visualizzato i segnali appropriati.

L’esempio più lampante di padronanza completa del linguaggio telegrafico è riscontrato nel lavoro quotidiano di un telegrafista ferroviario su un linea principale. Eccetto quando c’è una quantità molto insolita di traffico lo spedizioniere registra i movimenti dei treni come riportato sul foglio del treno, calcola uno speciale punto di incrocio dei treni, manda l’ordine e mentre viene ripetuto da un ufficio lo trascrive nel libro degli ordini, lo ricontrolla mentre l’ufficio successivo lo ripete, ne riconosce la correttezza e dà il suo benestare ufficiale; ma mentre questo lavoro molto importante viene eseguito egli calcola altri punti di incrocio tenendo conto del tempo, della lunghezza dei tracciati secondari, della grandezza e pesantezza dei treni, delle categorie e dei probabili ritardi. Al momento in cui il primo ordine viene completato, egli ha deciso sulla linea d’azione successiva e così va avanti per le 8 ore del suo lavoro.

Se non si è influenzati da disturbi nervosi la pratica consente quasi a tutti di fare gruppi di 4, 5 o 6 punti (dots) con grande rapidità. Per la precisione con la quale ciò viene eseguito vedi oltre, Parte IV. Misure eseguite con il cronografo mostrarono che tale velocità era alta come 12 punti al secondo Lettere che formano parole vengono scritte molto più rapidamente e con più grande precisione delle lettere prese a caso. Lo stesso vale nel caso di parole nel discorso connesso, paragonate alle parole in ordine casuale.

L’effetto dell’emozione sulla trasmissione è di dare più grande facilità di espressione a uomini esperti mentre i principianti sono paralizzati in un grado più o meno grande. La sillaba “ha” ripetuta (ha ha ha) indica risata ed è frequentemente usata senza nessun altro segno esterno anche quando sono notevolmente eccitate le inclinazioni a ridere dell’operatore. Lo spettatore non iniziato potrebbe non sospettare che la conversazione sia faceta. Al contrario il frullio stizzito (anger flutter) descritto prima viene sempre accompagnato da una forte espressione facciale di passione.

Per accertare la velocità media di invio furono fatti dei test. I migliori risultati furono ottenuti da due prove di un minuto dello spedizioniere K. Nella prima prova egli scrisse 39 parole di 186 lettere facendo 416 impatti sul tasto. Nella seconda prova scrisse 42 parole di 192 lettere: 429 impatti. Questo significa una velocità di 7,2 movimenti per secondo (io: 429/60). Se le parole nel “Cincinnati contest”, dove il vincitore scrisse 49 parole al minuto, avessero una media di tanti impatti per parola quanti nei suddetti casi, la velocità sarebbe di 8,1 impatti per secondo. Il confronto di tali risultati con la velocità massima di movimento volontario determinata da Von Kries, Dressler (ma Dresslar), Bryan deve, naturalmente, tenere in considerazioni le differenze importanti fra le condizioni fatte nelle prove.

Ogni operatore sviluppa un peculiare stile di trasmissione di modo che egli può essere prontamente (readily) riconosciuto da coloro che lavorano con lui continuamente (v. oltre, sez. III). Il signor S., un telegrafista di molta esperienza, lavora giornalmente con 40 o 50 uomini e afferma che, dopo aver sentito 4 o 5 parole può riconoscere prontamente chi trasmette, oppure di essere sicuro che quello non è uno dei suoi uomini. Laddove 2 o più operatori lavorano nel medesimo ufficio qualche volta essi si danno il cambio prima del tempo prefissato, oppure lavorano uno al posto dell’altro senza permesso. Quando è riportato un treno, tuttavia, in tali casi il telegrafista spesso chiede dove sia l’altro operatore. Operatori che si sentono sicuri nell’isolamento dei loro uffici qualche volta sono stati scoperti, grazie al loro stile di invio, a fare osservazioni improprie e impertinenti sulla linea. Furono registrati due casi di gente licenziata per offese scoperte in questo modo. Operatori giovani hanno un loro modo peculiare di raggruppare le lettere di parole, che dà l’impressione di qualcuno che cammina in modo instabile (unsteadily) come quando è parzialmente alcolizzato. Molti telegrafisti ritengono di poter riconoscere generalmente una donna dal suo stile di trasmissione.

L’epoca migliore per imparare la telegrafia è di certo prima dei 18 anni. In generale gli operatori più esperti hanno imparato quando erano abbastanza giovani. Quando si inizia dopo i 30 anni è molto difficile, o impossibile, diventare anche un operatore mediocre. Mentre l’età avanzata indebolisce e limita la capacità (power, idea di quantità) dell’operatore sembra che il massimo dell’abilità (skill, idea di qualità) possa durare fino a 65 anni. Questo punto tuttavia richiede un’indagine speciale. Terribili mal di testa e altri dolorose malattie interferiscono col lavoro dell’operatore. Il signor S., ora capotreno, considera l’uso del tabacco come dannoso per gli operatori. Il signor W., un sovrintendente della Western Union, ritiene il tabacco sempre dannoso per i suoi uomini. Molti operatori non ritengono che un moderato uso del tabacco sia nocivo. Tuttavia tutti concordano sul fatto che gli alcoolici rendono un uomo non soltanto inaffidabile ma pericoloso. In molte ferrovie essere scoperti in un saloon vuol dire licenziamento. Il lavoro dei telegrafisti risente molto dei disturbi nervosi. Il crampo dello scrittore spesso mette fuori uso il braccio che trasmette e comporta il pensionamento dell’operatore, a meno che non impari a trasmettere con l’altro braccio, cosa difficile per la maggior parte degli uomini afflitti da questo disturbo. Qualche volta riposo e cura alleviano tale difficoltà almeno momentaneamente. Il signor Y. soffriva di una affezione nervosa che gli aveva reso difficile fermarsi quando faceva 4 o 5 punti successivi. Per scrivere lettere composte da questi gruppi avrebbe fatto 10 o 12 punti.

 

III - Differenze individuali nella scrittura telegrafica.

La lingua telegrafica si adatta singolarmente bene allo studio sperimentale di molti problemi di fisiologia, psicologia e persino di filologia. In effetti, se a qualcuno si chiedesse di ideare un esperimento sul lungo termine per lo studio esatto di alcune fasi di lingua, difficilmente si potrebbe sperare di trovare di meglio; perché, da un lato, nessun’altra lingua usata dall’uomo può essere tradotta così totalmente in simboli esattamente misurabili; e, dall’altro lato, è dimostrato che le molteplici differenze personali degli operatori sono rappresentate in quei simboli. A illustrazione e prova di tali asserzioni viene presentato il seguente studio sulle differenze individuali nella scrittura telegrafica.

Apparato. Il segnale Duprez era regolato per scrivere sul tamburo Marey, montato trasversalmente col carrello automatico che Verdin fornisce con il tamburo Marey. Il cronografo Marey in serie con l’interruttore Kronecker dava il controllo del tempo.

L’esperimento. Ogni soggetto scrisse circa 12 volte di seguito la frase Ship 364 wagons via Erie quick” (Inviare subito 364 vagoni via Erie). Fu scelta questa frase poiché contiene quasi ogni specie di difficoltà che la lingua telegrafica presenta. Ship è composta di gruppi di 3, 4, 2 e 5 punti. Ciascuna delle cifre 3, 6, 4 presenta qualche difficoltà, specialmente il 6 che è composto di 6 punti. Wagons contiene due lettere che hanno due linee in successione. Via è una parola semplice che non presenta nessuna specifica difficoltà. Erie è di gran lunga la parola più difficile della frase. Con piccoli cambi nelle relazioni di tempo si avrebbe oye, erc, sic, eeye. Tali parole sono in genere scritte con cura supplementare e con spazi più lunghi. La parola quick ha parecchie linee, l’ultima delle quali è probabile che sia più lunga delle altre, dal momento che chiude la parola e la frase. La frase nell’insieme è la seguente:

 

I soggetti. Furono testati circa 60 operatori collegando il segnale Duprez con le linee principali Western Union e Monon Railroad Company. Si trovò che ci sarebbero voluti molti anni di lavoro continuo per analizzare tutti questi dati mediante il metodo descritto prima. Di conseguenza ne furono scelti 16, tra esperti, mediocri e scadenti. Qui di seguito viene fatta una breve caratterizzazione degli uomini, raggruppati un po’ in ordine di abilità telegrafica, cominciando da quelli meno esperti.

abil

nome

Età

Lavoro

Sesso

esper

A

B

C

D

E

F

Total

Codice ideale

punto

linea

intra

coryz

inter

word

16

1

3

1

2

3

6

2

Mallotte

22

studente

M

2 a

1

1,95

1,13

1,55

1,76

2,09

9,48

1

Guthrie

21

studente

M

5 m

1

4,66

2,33

3,51

5,80

7,44

24,74

4

Brooks

21

studente

M

3 a

1

3,02

1,18

2,41

2,88

4,05

14,54

3

Fellows

43

Prof.

M

5 a

1

3,47

1,24

3,09

5,32

6,76

20,88

11

Evans

27

manager

M

10 a

1

2,30

0,89

1,98

2,10

2,65

10,92

12

Harter

37

insegnante

M

21 a

1

2,83

0,95

2,31

3,08

6,44

16,61

7

Dyer

60

agente

M

33 a

1

2,85

1,09

2,20

2,93

5,37

15,44

8

Godfrey

55

manager

M

31 a

1

2,27

0,76

1,77

2,02

4,15

11,97

6

Buchanan

57

agente

M

25 a

1

2,64

1,02

1,86

2,50

4,68

13,70

5

Clark

40

agente

M

17 a

1

2,38

0,70

2,31

2,95

4,91

14,25

9

Apple

24

manager

M

5 a

1

2,45

0,94

1,77

2,45

3,58

12,19

10

Green

24

operator

F

5 a

1

2,49

0,85

1,81

1,92

2,87

10,94

15

Fogg

26

dispatcher

M

10 a

1

2,98

1,08

2,40

2,71

3,00

13,17

16

Cassell

36

dispatcher

M

18 a

1

2,61

1,06

2,23

3,01

4,12

13,92

13

Goodman

32

dispatcher

M

15 a

1

2,32

0,87

2,13

2,42

3,14

11,88

14

Chapman

27

dispatcher

M

10 a

1

2,50

0,94

1,97

2,87

3,36

12,71

Misura dei risultati. Fu misurato ogni carattere sui tracciati ottenuti. Se la frase viene scritta senza errore vi sono 149 caratteri da misurare; ma poiché in molti casi vengono fatti più caratteri il numero reale da misurare era notevolmente più grande. Furono misurate 8 ripetizioni del messaggio con ciascuno dei 16 soggetti di modo che il numero totale delle misure eseguite fu di circa 20.000 e richiese parecchi mesi. Le misure furono eseguite al mezzo millimetro. La velocità del tamburo fu regolata in modo tale che 47 mm corrispondevano a 1 sec. La maggior parte degli errori deve quindi evidentemente essere inferiore a 5 msec, e un errore di mezzo millimetro sarebbe circa 0,01 sec. Una precisione più elevata si sarebbe potuta ottenere facilmente, e fu ottenuta in casi particolari, aumentando la velocità del tamburo e allungando in tal modo le linee da misurare. Ma dopo attenta riflessione, i gradi di precisione suddetti risultarono sufficienti per l’esperimento suggerito.

Metodi del trattamento dei risultati. Furono usati parecchi metodi allo scopo di mostrare parecchi punti.

Primo trattamento - L’alfabeto Morse teorico è composto dai seguenti elementi:

A = il punto, 1 unità di tempo

B = la linea, 3 unità di tempo

C = lo spazio corto tra le parti di una lettera, 1 unità di tempo

D = lo spazio lungo, nelle lettere spaziate, 2 unità di tempo

E = lo spazio tra le lettere, 3 unità di tempo

F = lo spazio tra le parole, 6 unità di tempo

Questo è lo schema ideale che ogni operatore ha cercato di imparare. Ora è possibile confrontare la scrittura effettiva di ciascun individuo con questo schema ideale prendendo la lunghezza effettiva del suo punto come unità e calcolando quindi i rapporti effettivi degli altri elementi nei confronti di questa unità. Questo calcolo fu fatto per ciascun individuo. Fu usata la lunghezza media del punto, linea, ecc. I risultati sono riportati in Tab. I

Da uno studio dei risultati individuali si trovò che i molti valori di un dato carattere non sono variazioni casuali del loro valore medio, ma che ci sono differenze costanti fra i tempi necessari per lo stesso carattere nelle differenti parti della frase o persino della stessa parola. Questi fatti, che influiscono sul valore della Tab. 1, saranno presi in considerazione dopo. La tabella, comunque, prova il suo valore nonostante questo o qualsiasi altro difetto perché offre un mezzo di identificazione di ciascuno degli individui rappresentati in essa. Se una sola delle frasi scritte da uno dei soggetti viene trattata con il metodo usato per la costruzione della tabella, un confronto dei molti rapporti ottenuti e della loro somma con i valori dati in Tab. 1 mostrerà in ogni caso una corrispondenza così molto più precisa con uno dei 16 che con qualsiasi altro, di modo che la identificazione sarà fuori questione.

(Secondo trattamento). Per ottenere valori medi che rappresentassero valori più omogenei e per mostrare differenze individuali caratteristiche in un’unica parola corta e facile, i risultati per la parola “via” furono trattati nel seguente modo. Come prima, fu preso come unità il punto medio di ogni uomo per i 6 punti presenti nella parola e la lunghezza di ciascun carattere fu calcolata come percentuale di questa unità. Per paragone è data anche la scala ideale, la variazione di questo punto medio dal punto tipico, cioè la media di tutti i punti nella frase.

Per provare il valore identificativo di questa tabella furono fatti 2 test: un amico sceglieva singoli tracciati da tre degli operatori. Calcoli di questi tracciati con lo stesso metodo di quello usato per fare la tabella sancirono che potevano essere identificati in modo inequivocabile. Poi dai tracciati originali furono misurate le registrazioni di altri tre ed i risultati furono analizzati come sopra. L’identificazione fu egualmente certa. La Tab. III fornisce i 6 gruppi di risultati ottenuti in questo modo messi a confronto con i corrispondenti risultati della Tab. II. Di particolare importanza è il fatto che i risultati individuali, numeri 4, 5, 6, Tab. III, venivano scritti molto più velocemente dei risultati in Tab. II da parte degli stessi operatori. Veniva così dimostrato che le caratteristiche individuali rimangono nei differenti rapporti di velocità. La variazione in velocità tuttavia non lascia indisturbati i rapporti fra i vari caratteri. L’esame della Tab. III mostrerà che si guadagna una velocità più grande per la maggior parte abbreviando i caratteri più lunghi. La Fig. 1 nella Illustrazione 1 (tavola fuori testo) mostra le relazioni della Tab. III graficamente.

Terzo trattamento - Con un metodo differente fu studiata una singola lettera V dalla parola “via”. Fu trovata la lunghezza media di ciascun elemento e fu calcolato il rapporto di questo nei confronti della lunghezza media di tutta la lettera. Vennero così trattate ciascuna delle 8 prove di 6 soggetti scelti a caso. I risultati sono in Tab. IV e mostrano che ciascuno dei 6 può essere identificato con le caratteristiche che appaiono nella singola lettera.

(IV – Precisione)

Variazione. Per scrivere il messaggio usato (Ship 364 wagons via Erie quick) sono necessari 69 punti (esatto). Un operatore scrisse il messaggio 8 volte. È chiaro che i 69 punti fatti in una scrittura del messaggio variano, e anche che ciascuno dei 69 punti varierà nelle successive otto scritture. Per evitare circonlocuzioni chiamerò la prima variazione eterotassica e la seconda variazione omotassica. Queste due specie di variazione vennero studiate in molti modi che coprivano tutto il materiale a disposizione e sempre col medesimo risultato. Per fare un confronto sicuro e quantitativo fra le due specie di variazione, si decise di studiare 8 punti cominciando con il primo punto nella parola “via”. Dal momento che il messaggio veniva scritto 8 volte, questa selezione diede 8 file e 8 colonne, ossia 68 punti in tutto per ciascuno dei 16 soggetti. La variazione omotassica fu calcolata così: la media, la variazione media ( åy/n) e la % che l’ultimo è del primo per ciascuno delle 8 colonne.

La media di questi 8 risultati è una misura della variazione omotassica. La variazione eterotassica fu trovata con due metodi. Dapprima le righe furono trattate alla stessa maniera di quelle usate nella ricerca della variazione omotassica nelle colonne. In secondo luogo fu trovata la media di ciascuna colonna e poi fu calcolata  la percentuale di variazione in queste medie. In basso sarà indicato il motivo per cui è stata adottata questa procedura. La Tab. V mostra i risultati ottenuti.

È evidente dalla tabella che la variazione omotassica è in misura inversa dell’abilità. Nel linguaggio comune questo significa semplicemente che un operatore può ripetere la medesima azione tanto più esattamente quanto più egli è esperto.

La variazione eterotassica come indicato nella colonna 2 è la risultante di due fattori. Per prima cosa, naturalmente, qui come ovunque entra la variazione casuale. In secondo luogo l’operatore non intende fare il medesimo carattere esattamente uguale nelle diverse successive posizioni. Tale differenziazione intenzionale corrisponde a inflessione nel parlare

(modulazione, prosodia, accenti, tono) Uno studio della Tab. II o Tab. III mostrerà chiaramente queste differenze caratteristiche tra un carattere in una posizione e lo stesso carattere in una differente. Calcolando la variazione eterotassica con il secondo metodo descritto noi eliminiamo parzialmente l’elemento di variazione fortuita. Un confronto delle variazioni dato nelle colonne II e III di Tab. V mostra che la quantità di variazione di fortuita eliminata in questo modo è, come ci si potrebbe aspettare, più piccola nel caso degli uomini esperti. Se si prendono i risultati della colonna III della Tab. V come la misura meglio ottenibile di variazione dovuta a inflessione intenzionale, appare che questa è leggermente più grande negli uomini più esperti che in quelli meno esperti. La variazione media eterotassica dei primi 7, oppure gli operatori meno esperti come determinato dalla colonna III della Tab. V è 106. Il valore corrispondente per gli ultimi 9, gli uomini più esperti, è 118. I due valori più grandi nella Tabella appartengono a 2 degli uomini più esperti e i due più piccoli appartengono a 2 degli uomini meno esperti.

In conclusione, perciò, si può dire che la variazione accidentale è una qualche misura inversa e precisa dell’abilità (skill), mentre la variazione per inflessione è probabile che sia più grande piuttosto che più piccola all’aumentare del grado di esperienza.

Nota sull'esattezza con cui i gruppi più lunghi di click sono fatti dagli operatori telegrafici. Un conteggio dei risultati mostra in scrittura. Su 128

h (....)              5       (errori da 128 possibili)

v (...-)                      10

q (..-.)                      4      (punti e linee sono invertiti ? !)

3 (...-.)             12    (modificato col codice attuale...)

4 (...-)                      17    (idem)

p (.....)             56    (completamente diverso...)

6 (......)            91    (idem)

Per mostrare le variazioni nello scrivere la cifra 6 (......) e che queste variazioni non sono determinate soprattutto dall’abilità-skill dell’operatore, vengono dati i risultati per i vari operatori (io: vedi Tabella p. 46)

 

V - Le curve di miglioramento in ricezione e trasmissione

Durante l’anno di indagine esplorativa gli operatori sono stati attentamente interrogati circa il tasso di miglioramento con pratica nei vari periodi. Gli operatori generalmente concordarono su alcuni fatti principali. Sulla base di tale inchiesta generale e della propria personale esperienza di operatore e insegnante di telegrafia, Harter tracciò le curve rappresentate in Fig. II, come immagine approssimativa dei fatti.

Per ulteriore verifica della caratteristiche principali di queste curve sono stati interrogati circa 200 operatori, con skill variabile dai professionisti ai principianti, e praticamente il consenso è stato unanime.

(Un bravo operatore negò di aver sperimentato il periodo di non avanzamento mostrato nella curva ricevente prima di raggiungere la velocità praticabile. Quelli che lavoravano con lui spiegarono questa eccezione come un lapsus di memoria dovuto a vanità. La loro incredulità praticamente dimostra l’unanimità di opinione)

Per ottenere informazioni maggiori, e più precise, furono interpellate delle scuole di telegrafia. Furono inviati diagrammi in bianco con la richiesta di disegnarvi le curve tipiche di apprendimento. Molte naturalmente con risposero, ed alcuno, con evidente intento pubblicitario, ci restituirono diagrammi con curve di apprendimento di soli pochi mesi. Il Preside della Scuola di telegrafia di Valentine (Jonesville, Wisconsin), scrisse: “Mentre riconosco il fatto che ogni studente sperimenta quello da voi sottolineato nella lettera, esito a darvi tale informazione senza averla prima ottenuta sistematicamente”. Sette mesi dopo egli inviò le curve di Fig. III, che sono da ritenere del tutto affidabili, come quelle dell’Università Commerciale del Kentucky (Fig. IV).

Furono visitate personalmente due scuole di Cincinnati in cui si insegna la telegrafia, e si pianificò per osservare sistematicamente il progredimento di uno studente rappresentativo di ognuna. Questi risultati sono in Fig V e VI.   Furono anche presi accordi con due stimati operatori, ben noti ad Harter, per fare osservare e verificare il progredimento di uno studente in ciascuno dei loro uffici, dall’inizio fino al raggiungimento della competenza. Questi risultati (io: segnalati da Matthews e Keller) sono dati in Fig. VII e VIII.

Infine Harter durante l’inverno 1895/96 riuscì a verificare l’avanzamento di due studenti nell’Ufficio della Western Union nell’Indiana dal principio fino a quando diventarono entrambi bravi operatori. L’operatore Balsley collaborò attivamente per il buon fine della ricerca. Will Reinolds, uno degli studenti, ha 18 anni ed è un giovanotto di capacità più che comune. Edith Basley, l’altro studente, ha 17 anni ed è una ragazza molto brillante. Il primo cominciò ad agosto, e la seconda a settembre 1895. Le verifiche – 40 col ragazzo e 36 con la ragazza – furono fatte ogni sabato.

Comunemente la velocità telegrafica è espressa in wpm. Per questi test, invece, si contarono le lettere. Naturalmente in ciascun test furono usate frasi mai usate prima. Ci si sforzò di mantenere uniforme la difficoltà dei test. Furono evitate sia molte combinazioni corte e facili sia combinazioni che rappresentassero difficoltà insolite da un punto di vista telegrafico. Particolari cure furono dedicate affinché la quantità di pratica di settimana in settimana fosse sostanzialmente uniforme.

La verifica di trasmissione si faceva così: lo studente doveva scrivere il più velocemente possibile, leggibilmente. L’osservatore copiava le parole come trasmesse come un test di leggibilità, rilevando dei periodi di due minuti, sconosciuti allo studente, e contando poi il numero di lettere trasmesse in quei periodi. Furono fatti parecchi di questi test e se ne fece la media (la variazione media risultò minima: da 0,37% a 2,3% delle medie). La verifica di ricezione fu fatta così: L’osservatore provava una velocità di invio che giudicava corrispondere alla capacità dell’alunno; a quest’ultimo veniva richiesto di nominare le lettere, in seguito le parole, oppure quando era più abile, di trascrivere senza nominarle. Se non riusciva a interpretare correttamente al quel ritmo si faceva la prova ad un ritmo più basso. Se riusciva si provava un ritmo più rapido. Fu rilevato un periodo di 2 minuti e le lettere furono contate come sopra. I risultati sono in Fig. IX e X.

Si è creduto che il progredimento degli alunni fosse materialmente accelerato dal loro interesse nelle prove. Essi furono preavvertiti circa la lentezza del progresso ed essi fecero particolare attenzione alla pratica. Adesso (giugno 1896) entrambi sono in grado di lavorare affari ordinari sulla linea principale. Potrebbe essere importante per certi scopi studiare le curve di miglioramento con metodi e apparati più precisi, ma non c’è dubbio che il metodo usato dia una descrizione molto accurata di tali curve)

Importanza delle curve di impratichimento. Da tutte le curve presentate emergono alcuni fatti principali:

1. La curva di trasmissione sale più rapidamente e più uniformemente di quella ricevente dall’inizio dell’apprendistato fino all’abilità massima;

2. La curva di ricezione sale più lentamente e irregolarmente. I risultati concordano tutti nel mostrare un tratto piatto lungo parecchi mesi prima che sia raggiunta la più bassa velocità di lavoro praticabile; e tutti i segni davanti a noi ci indicano un’altra lunga linea piatta un po’ sopra la velocità necessaria per l’ordinario traffico commerciale dell'ufficio, nel caso di operatori ai quali basti quella quantità di abilità nel ricevere. Uno studio dei risultati quantitativi delle Fig. IX e X mostra che nella curva ricevente ci sono molte corte zone piatte seguite da un miglioramento relativamente rapido.

3. Due curve mostrano un fatto che in genere si manifesta in un periodo dello sviluppo dell’alunno posteriore a quello mostrato in queste curve, cioè che alla fine la velocità di ricezione supera quella di invio. Questa è quasi la regola universale. Un telegrafista ricevitore con una macchina da scrivere può praticamente mettersi a suo agio nel prendere o “riprendere” (io: in senso stenografico) il più rapido lavoro di stampa (ANSA e simili).

4. Per analizzare i motivi delle notevoli differenze tra le curve di ricezione e quelle di trasmissione bisogna osservare che:

a) Allo studente la lingua che gli arriva all’orecchio sembra di gran lunga più complessa di quella che deve trasmettere. Quando egli vuole scrivere la lettera e egli deve avere in mente solo di fare un rapido schiocco (snap) con la sua mano. Quando egli sente la lettera e, egli sente due suoni, il colpo di andata e quello di ritorno, e deve prendere nota del tempo tra di loro per distinguere il punto dalla linea. Se si prendono le combinazioni più difficili, come k    o  j  •, è abbastanza evidente la complessità più grande dell’immagine sonora col suo colpo (io: singolare) di ritorno che capita irregolarmente.

b) La possibilità per fare pratica di ricezione a basse velocità è certamente molto minore di quella di trasmettere a tali velocità. Per lo studente è sempre possibile in trasmissione scegliersi la sua più adatta bassa velocità,  ma egli deve dipendere da altri per avere una possibilità di ricevere ad una velocità compatibile con la sua capacità. È ovviamente vero che egli sente tutto ciò che lui stesso trasmette, ma è un fatto significativo che l’udire la propria scrittura non migliora la sua potenzialità a ricevere nella stessa misura di quanto farebbe l’ascolto della scrittura di altri operatori. Come mostrano i diagrammi, a un certo punto giovani operatori possono inviare con buona rapidità per un lungo periodo durante il quale non possono capire una sola frase sulla linea principale.

c) Un ulteriore fatto significativo è che agli studenti piace far pratica di trasmissione, mentre invece sentono che la pratica di ricezione è un lavoro ingrato e faticoso. Per questo sono naturalmente inclini a far grande pratica di trasmissione, mentre devono fare appello a tutta la loro risolutezza per sostenere tutta la necessaria pratica di ricezione.

d) Un fatto che sembra essere molto significativo è che anni di pratica quotidiana nel ricevere a velocità ordinarie non porteranno un uomo alla sua propria massima capacità di ricevere. La prova di questo fatto è che gente la cui curva di ricezione è stata per anni su di un certo livello spesso si alza ad uno molto più alto quando è spinta a farlo per assicurarsi e mantenere un impiego che richiede la più alta abilità. Che la pratica quotidiana di ricezione non assicuri miglioramento si vede anche dal fatto che in molti casi operatori scadenti, dopo essere stati tollerati per anni, vengono alla fine abbandonati poiché non inviano abbastanza al di sopra della linea improduttiva.

e) Da tutti questi fatti una conclusione sembra emergere più chiaramente di qualsiasi altra, cioè che nell’imparare a interpretare la lingua telegrafica ciò che educa è lo sforzo intenso. Ciò sembra che sia vero per tutta la lunghezza della curva. Ogni passo in avanti sembra costare tanto quanto il primo. Anzi, ciascun passo nuovo sembra costare più del precedente. Inchieste presso le scuole telegrafiche e fra operatori indicano che dal 60 al 75 % di coloro che cominciano lo studio della telegrafia si scoraggiano davanti al plateau della curva proprio al di sotto della velocità base. In generale, i normali operatori non faranno lo sforzo penoso necessario per diventare esperti. Fatti di tipo analogo verranno richiamati da altri campi.

Le implicazioni fisiologiche, psicologiche e pedagogiche di questa conclusione sono chiaramente importanti. Se nei nostri metodi educativi del passato abbiamo spesso tenuto l’andatura che uccide, c’è però forse, di converso, il pericolo di aver fatto del lavoro scolastico tutto un gioco e di eliminare così lo sforzo intenso necessario per il progredimento.

La conclusione qui raggiunta sull’apprendimento della telegrafia richiama l’opinione del senatore Stanford sull’addestramento dei cavalli da corsa. Questi, in una lettera a Horace Busbey (Scribner’s, June, ’96) dice:

“La mia idea personale, che credo sia giustificata dall’esperienza, è di cominciare a lavorare il giovane puledro presto, sviluppando la sua forza con la sua crescita. Se l’esercizio è giudizioso il puledro non ne risente. Io non ricordo un solo esempio in cui un mio animale sia stato offeso da un lavoro svolto prematuramente. Quando si è verificato un break-down (crollo) ciò si è verificato invariabilmente dopo che si è smesso. Questo mollare è stato molto pericoloso per i giovani animali veloci poiché i loro corpi crescono durante gli abbandoni senza che ci sia un corrispondente sviluppo di forza ed è molto probabile che essi lavorino troppo quando il loro esercizio viene rinnovato. Il mio obiettivo è di dare la più grande quantità di esercizio senza fatica e di non consentire mai che esso raggiunga il periodo di esaurimento (esaustione). Ciò viene assicurato da un esercizio a breve distanza. È lo sforzo supremo che sviluppa. Se i puledri non vengono mai sovraccaricati di lavoro saranno sempre desiderosi di affaticarsi nei loro esercizi, senza timore di essere sforzati oltre il loro stato di benessere.

5. La curva di trasmissione è grosso modo conforme alla ben nota tipica curva di apprendimento, con la differenza essenziale, rispetto ai diagrammi ottenuti in laboratorio, che essa si estende per un periodo di tempo molto più lungo. Questa differenza caratterizza l’intera curva. Se rappresentiamo la curva di apprendimento con l’equazione generale

y = f (x)

è evidente che la funzione di x contiene una costante dipendente dall’unità di tempo. Così, per esempio, la curva data nella figura presenterebbe esattamente la stessa forma se si ottenessero gli stessi risultati in 40 ore successive o in 40 anni successivi. Il confronto di diverse curve di apprendimento mostra che tale fattore tempo varia grandemente nello sviluppo di differenti abilità. Uno studio comparativo di questa caratteristica di varie curve di apprendimento avrebbe evidente valore teorico e pratico.

6. La curva di ricezione presenta molti profondi interessi e difficoltà. Essa è uno studio quantitativo di appercezione. Essa rappresenta con un alto grado di precisione l’aumento di capacità che la pratica apporta per interpretare un linguaggio. Il compito della mente non è analogo sotto tutti gli aspetti a quello che riguarda l’ascolto di parlato straniero, perché nel linguaggio telegrafico, dopo breve tempo, lo studente riconosce ogni elemento, se è dato il tempo, mentre nel discorso straniero egli può essere frequentemente disturbato da parole del tutto sconosciute. Tuttavia ci siamo convinti, in parte per esperienza personale e in parte parlando con insegnanti di lingua e con gente che ha imparato lingue straniere, che la curva di impratichimento nell’imparare una lingua deve presentare almeno in linea di massima somiglianze con le curve di ricezione mostrate qui. Sono tutti concordi che proprio al di sotto della capacità di comprendere ciò che viene detto c’è un lungo plateau molto scoraggiante dove molti rinunciano per disperazione; che alla fine c’è un’improvvisa impennata nella capacità di comprendere la maggior parte di ciò che viene detto; e in ultimo che la perfetta padronanza di uno a proprio agio nella lingua, viene molto più tardi e soltanto dopo molto persistente lavoro. Di quelli che intraprendono lo studio di una qualsiasi lingua straniera la maggior parte si fermano al primo plateau sotto una competenza operativa; e di quelli che proseguono i più si fermano al secondo plateau, sotto il padroneggiamento completo.

Il Preside dell’Università Commerciale di Cincinnati che preparò il grafico VI, dice che le stesse caratteristiche generali si notano nell’apprendimento della stenografia. Un direttore di scuola primaria di una città occidentale, dopo avere esaminato la curva di ricezione, esprime l’opinione che essa rappresenti il progresso di un bambino che impara a leggere. Tale punto sarà oggetto di indagine immediata.

7. Qual’è l’interpretazione dei plateau nella curva di ricezione? Per molte settimane c’è un miglioramento che lo studente può avvertire con sicurezza e che è provato da verifiche obiettive. Poi segue un lungo periodo in cui lo studente non avverte alcun miglioramento e in cui verifiche obiettive mostrano poco o niente. Proprio alla fine del plateau i messaggi sulla linea principale, secondo la testimonianza unanime di tutti coloro che hanno esperienza in materia, sono un acciottolio privo di senso per lo studente - praticamente così inintelligibile come lo erano stati gli stessi messaggi mesi prima. Improvvisamente, entro pochi giorni, avviene il cambio e l’acciottolio privo di senso diventa discorso intelligibile.

Nella spiegazione della forma della curva motore, si può supporre che essa sia in avvicinamento asintotico verso un limite fisiologico. Anche nella curva di ricezione c’è qualcosa di simile ad un avvicinamento asintotico verso un limite; ma questo limite, qualunque sia la sua natura, scompare all’improvviso. Ciò che si verifica durante il periodo di perfezionamento sensibile e misurabile può essere rappresentato in vari modi secondo il punto di vista da cui si guardano la mente e lo sviluppo mentale. Ma in ogni caso bisogna tener conto del grande rallentamento nel processo di miglioramento. In altri termini, il compito è quello di spiegare la natura dei cambiamenti che si devono verificare nel cervello o nella mente durante il periodo rappresentato dal plateau e che ancora non danno una definibile manifestazione di loro stessi. Che cambiamenti, che sono essenziali per l’acquisizione della competenza, si verifichino durante tale periodo, risulta dal fatto che nessuno può saltare questo periodo.

8. Come suggerito prima, è probabile che i diagrammi che rappresentano l’acquisizione del linguaggio telegrafico rappresentino anche le principali caratteristiche delle curve per molte altre acquisizioni. Ciò però non dovrebbe essere dato per scontato. Noi piuttosto dovremmo esigere da noi stessi uno studio approfondito delle curve effettive di miglioramento per ogni capacità che fornisce manifestazione misurabile di se stessa. La determinazione e lo studio comparativo di queste curve fornirebbe una cosa che è sempre un accrescimento prezioso per qualsiasi scienza: un capitale di problemi abbordabili mediante ricerca sistematica e che promettono risultati di vasta portata, teoretica e pratica.

 

 

 

Bryan - Harter - Studi sul linguaggio telegrafico.

L’acquisizione di una gerarchia di abitudini

The Psychological Review 1899

 

I - Psicologia di una professione

Un campo per ricerca è offerto dalla psicologia delle professioni. Il principale impegno di ciascuno è l’acquisizione o l’esercizio di una o un’altra associazione di abitudini, Acquisizione dell’abilità in un gioco, una professione, una lingua, ecc. in generale potremmo dire in una “occupazione” dove sono coinvolti corpo e mente, sensazione e movimento e innumerevoli aspetti conosciuti e sconosciuti della nostra vita psicofisica.

Si potrebbe pensare che si tratti di una cosa troppo complessa per il trattamento scientifico, fino a che non avessimo fatto con le cose più elementari, la fusione delle idee, la legge psicofisica, la chimica della cellula, o ciò che può essere ancora più elementare.  In risposta, può dirsi che la storia della scienza giustifica lo studio dei fatti concreti, comunque semplici o complessi, sia che i risultati possono essere subito correlati con altri fatti e teorie oppure no. Una cosa si studia microscopicamente, un’altra in modo macroscopico. Uno studia la chimica della cellula, un altro le sensazioni di tono, un altro religione comparativa. Un fatto assodato… getta di colpo luce su aspetti più o meno complicati della realtà spianando la strada verso future correlazioni delle scienze nella scienza. La moda del momento può ora funzionare ai più stretti, ora ai più vasti studi;  ma il tempo giustifica tutto il lavoro che viene a contatto della relative verifiche, verificabilità ad libitum.

Gli studi più psicologici, senza dubbio con buon motivo, si sono occupati delle astrazioni.  Ciò è ovviamente vero per gli studi, antichi e recenti, sulla volontà, associazione, attenzione, ecc.; per queste “facoltà”  sono chiaramente non i fenomeni concreti di vita cosciente, ma le funzioni artificialmente isolate di vita cosciente. È vero che nel laboratorio si studia l'affaticamento di un muscolo, il tempo di reazione in una cabina silente, e simili, noi sta occupandosi delle astrazioni. La reazione umana, il muscolo, o il ganglion è, effettivamente, concreto; ma quando un dato processo in uno di questi è studiato sperimentalmente, il primo e l'operazione più dura è giusta l'isolamento di quel processo da “condizioni di disturbo”,  cioè dal flusso complesso di vita in cui da solo si presenta normalmente.

La cosa migliore di questi studi analitici, antichi e recenti, sono inestimabili alla scienza e, a tempo debito, al comportamento degli affari.  Inestimabile, ma ancora lontano da sufficiente, da soli, per scienza o per consiglio pratico. L'erudito sceglie dei processi complessi prima lui, di una certa funzione generale (legge) o di un certo gruppo dei fatti. Sfrutta precisamente e sistematicamente uno o l'altro. Eccellente! Ma troppo spesso il prezzo di questa precisione e sistema è un assorbimento che gli rende i paraocchi che i suoi vicini ai fatti o leggi che sono nei processi interessati, ma fuori della gamma di suoi metodi ed al corso reale degli eventi in cui tutti i fatti e leggi conosciute e lo sconosciuto è interfused.

Questa cecità alle cose davanti al suo naso, ma sfuocate della sua attenzione, è la malattia dell’erudito. Suppone che il principio o il fatto particolare che ha definito determina sostanzialmente il flusso intero di vita in cui appartiene. Scrive un saggio sulla volontà, o studia il periodo latente di un muscolo asportato e subito dopo pubblica gli ordini alle "public school". La scienza è il suo debitore se ha sviluppato della verità.  La scienza ha tempo di aspettare il resto. Ma se prova a mettere suo che impara funzionare, le realtà che ha ignorato avranno loro vendetta.

Tuttavia, è più facile da vedere il bisogno della psicologia concreta in maniera fidata che assicurare il bisogno. I processi concreti reali di vita sono, effettivamente, interamente circa e presso noi, ma in un groviglio sconcertante. Da questo groviglio tutti siamo costretti ad ottenere qualche “conoscenza della natura umana” in modo da poterli vivere insieme noi.  Alle nostre proprie comprensioni in questo senso possiamo aggiungere quelli di altri, quelli degli artisti ed altri uomini sagaci, quelli sanciti dalle tradizioni. In questo modo sviluppiamo una psicologia concreta, ciascuno per e da questo ci guidiamo trattando una un altro. È il sogno dell'erudito per soppiantare queste tradizioni della gente tramite un allineamento di conoscenza ugualmente concreto e pratico, ma immeasurably più largamente, più esatto, più sistematico e più esente da polarizzazione personale. Il sogno è lungo nel compimento. Ci sono vie rapide, ma conducono alla pseudo-scienza. Testimoni la frenologia, fisiognomica, grafologia ed i più precoci capitoli in criminologia. Tali risultati li avvertono che non ci è profitto nel fuggire dagli studi che pagano la loro precisione essendo astratti, agli studi che pagano il loro concreteness essendo untrustworthy. Migliori tutto il frammento della fisiologia cerebrale che è allineare, comunque da incapace dire qualunque a che cosa fare, che una scienza del carattere umano quale dice ogni a che cosa fare, ma essere non allineare. Si deve riconoscere che gli studi macroscopici sono conformi alle stesse verifiche del microscopici.  La prova essenziale in entrambi i casi è la verificabilità ad libitum.

Gli esempi migliori degli studi psicologici immediatamente concreti e certi devono essere trovati nei letteratura della psicologia criminale e specifica comparativa di psicologia, di psichiatria. Qui nei casi migliori abbiamo immagini del comportamento tipico degli animali, dei bambini, dei melancholiacs, dei paranoiacs ecc. che ci insegnano meglio di quanto possa fare la psicologia popolare non scientifica, che cosa prevedere e che cosa da fare trattando gli individui di queste specie. A questo gruppo di studi dovrebbe appartenere la psicologia di un'occupazione.

Sarebbe bene utile se potessimo discernere in qualunque un uomo gli effetti soggettivi principali di acquistare padronanza di un'occupazione.  Imparare il commercio è stato la sua preoccupazione principale, la sua esperienza il più completamente evolutionizing. È stato un affare non di settimane o mesi di forzata pratica di laboratorio, ma degli anni, in cui gli interessi naturali di vita lo hanno guidato costantemente verso livelli di abilità raggiungibili soltanto sotto tale stimolo. In misura che lui ha acquistato padronanza della professione, essa ha padroneggiato lui.  Corpo ed anima, dalla testa al piede, ha – o si può dire egli è – la schiera di abitudini che costituisce la competenza in quella specie.

Può un tal caso essere studiato con il profitto alla scienza? La probabilità che può essere è aumentata dal fatto che un'occupazione conduce molti uomini verso l'acquisizione dello stesso insieme delle abitudini. Questi uomini sono sparsi lungo la direzione dall’apprendistato alla padronanza.  Molti di loro cominciano e rinunciano dopo il contatto leggermente e leggermente essendo toccando dal commercio. Questi fallimenti e tempi persi sono oggetti altamente istruttivi dello studio. Molti altri premono sopra in un certo grado utilizzabile di competenza. Questi uomini sono colleghe non nel nome soltanto, ma psicologicamente e fisiologicamente.  Hanno abilità simili, o tradizioni simili il commercio, o habitudes simili di un certo genere necessario nel loro commercio. Sanno, come pure conoscono loro qualche cosa circa, che cosa i habitudes principali sviluppati dalla loro occupazione sono; e se lo psicologo può trovare il suo senso alle domande esatte, possono fare un resoconto introspettivo importante di quei habitudes. Può essere possibile nel caso di alcune occupazioni completare tale testimonianza dalle prove sperimentali obiettive. Alcuni in ogni occupazione diventano esperti e di questi occasionale diventa in grado di fare facilmente e rapidamente che cosa i suoi pochi colleghi possono a malapena credere possibile. Tali casi sono, naturalmente, più duri da capire e possono fuoriuscire tutta la definizione.  Ma certamente varrebbe mentre cominciare lo studio del genio quanto segue lungo quella parte del suo percorso che ha ripartito con molti altre.  Potremmo in questo modo, trovare almeno il punto in cui è sparito.  Quella sarebbe qualcosa.

In una parola, la società già ha fatto per noi in ogni occupazione un esperimento ampio nello sviluppo delle abitudini. Se possiamo usare qualcuno di questi esperimenti pronti, se possiamo delineare il percorso o i percorsi da cui uno viaggia verso la padronanza di un'occupazione, se possiamo scoprire e descrivere le fasi caratteristiche del progresso, se possiamo fare queste cose in modo da potere verificare obiettivamente ogni particolare del nostro lavoro da tutto lo scienziato competente ed in modo che il risultato sia accettato come vero da coloro che ha acquistato padronanza dell'occupazione, questo dovrebbe dimostrare il lavoro non redditizio. Dovrebbe completare che cosa la psicologia analitica può fare per la pedagogia e la psichiatria; per esso ritrarrebbe le procedure tipiche reali degli uomini nell'imparare o nel non riuscire ad imparare. E dovrebbe completare che cosa la psicologia analitica può fare verso sviluppare la scienza della mente; per esso esibirebbe le sintesi non teoriche degli elementi psichici presunti, ma le sintesi reali che la scienza della mente deve accettare e spiegare.

Durante gli ultimi cinque anni gli autori hanno effettuato gli studi in psicologia di un'occupazione - la telegrafia, utilizzante durante il lavoro l'esperienza nei telegrafisti così come i metodi di ricerca psicologica. Le pagine precedenti non sono intese per dare troppa enfasi all'importanza dei risultati ottenuti, ma per esprimere una convinzione che lo studio ha sviluppato, che in questo senso si trova un programma degno il lavoro di molti buoni uomini.

(io: questo primo capitolo sarà stato scritto da Bryan)

 

II - Dati vecchi e nuovi

In una precedente serie di studi sulla fisiologia e psicologia della lingua telegrafica gli autori hanno dato le curve di miglioramento in trasmissione e in ricezione. Queste curve furono costruite con i record di individui testati ogni settimana, dall'inizio della pratica fino al raggiungimento della buona competenza e furono confermate dall’opinione generale di circa duecento operatori. Poiché le conclusioni di questo studio sono basate in parte su quelle curve, riproduciamo per comodità di riferimento una delle figure (X.) di quel lavoro.

In tutti i diagrammi di quel lavoro - tranne il primo - si evidenziava la differenza fra le due curve.  La curva di trasmissione ha una forma resa familiare da molte curve di pratica pubblicate. La curva di ricezione ha per parecchi mesi una forma simile, ma improvvisamente aumenta in qualcosa che assomiglia ad una seconda curva di pratica.  Inoltre la storia dei telegrafisti esperti indica che dopo alcuni anni la curva di ricezione può ascendere velocemente una terza volta.

L'interesse nella nuova forma di questa curva aumenta perché l’evidenza sembra indicare che rappresenti, in generale, il corso di miglioramento nelle varie acquisizioni, per esempio imparare una lingua straniera, la chimica, la composizione inglese, ecc. L'interesse è più ulteriormente stuzzicato dalla difficoltà di spiegazione della forma della curva. Nel lavoro precedente gli autori non hanno proposto nessuna spiegazione.  Nessuno dei nostri critici, né degli psicologi con cui abbiamo conversato, ci ha dato un suggerimento quanto al relativo significato.

Per studiare più a fondo il problema si è ideato il seguente esperimento.  Un allievo dovrebbe essere esaminato ogni settimana

(a) sul tasso di ricezione delle lettere che non fanno parole,

(b) sul tasso di ricezione delle lettere che fanno parole, senza che le parole formino frasi,

(c) sul tasso di ricezione delle lettere che fanno parole, con le parole che formano frasi. 

Queste prove sono state effettuate nell'inverno di 1896-1897. Il soggetto era John Shaw, di Brookville, Indiana, che aveva cominciato lo studio sulla telegrafia circa sei settimane prima il fare il primo test, il 24 ottobre 1896. Il metodo di effettuazione del test è descritto nel precedente lavoro a p. 48. Il test è stato fatto ogni settimana fino al 9 maggio. Si è saltato un solo test, il 26 dicembre. Risultati sono forniti nella Fig. XI. 

Prima di discutere questi risultati aggiungiamo testimonianza in merito oltre a quello desunto da introspezioni e da osservazioni dei telegrafisti. Come già notato uno degli autori (H.) era stato per anni un telegrafista.  Come supplemento alla sua esperienza abbiamo tenuto delle conversazioni lunghe e soddisfacenti con operatori di ogni grado fino agli uomini più esperti del paese.

Non possiamo (che) esprimere troppo calorosamente i nostri ringraziamenti ai membri della professione telegrafica per la loro assistenza cordiale senza la quale il presente studio non avrebbe potuto essere portato a termine. Ringraziamenti particolari sono dovuto i sigg..  H. E. Jones, Associated Press, Cincinnati;  Divida I Rifugi In lotti, Assoc. Press, Indianapolis;  Supporto.  Miller, Western Union, Cincinnati;  E. B. Cassel, Dispatcher Capo, Monon R R., Bloomington, Indiana;.  e J. E. Sullivan, spedizioniere principale, ferrovia di Wabash, Perù, Indiana. 

Ai telegrafisti abbiamo fatto tre domande principali:

A - Verso che cosa è diretta principalmente l'attenzione nelle diverse fasi di progresso? 

Le risposte, interamente concordanti, furono queste:

(a)      all’inizio ci si “dà da fare” per le lettere”;

(b)     successivamente si sta “dietro le parole”;

(c)      il buon operatore non si attiene così strettamente alle parole. Può prendere in un boccone molte parole, una frase o persino un breve periodo;

(d)     il vero esperto possiede tutti i dettagli della lingua con tale automatica perfezione che praticamente non presta loro affatto attenzione. Egli può dedicare la sua attenzione liberamente al senso del messaggio, oppure, se il messaggio è inviato accuratamente e distintamente, può trascriverlo a macchina mentre la sua mente pensa a cose del tutto diverse.

La prodezza di un ricevitore esperto - per esempio di dispacci stampa -  è più notevole di quanto si possa generalmente pensare. Il ricevente ha due vantaggi sul trasmittente. Egli può ricevere mentalmente molto più veloce di quanto uno possa trasmettere; e con la macchina da scrivere può trascrivere molto più velocemente di quanto uno possa inviare. Per portare la velocità del trasmittente fino a quella del ricevente sono stati predisposti codici abbreviati (io: Phillips Code, a shorthand version of Morse). Il ricevente deve tradurre il codice in parole inglesi e trascriverle correttamente sulla macchina da scrivere, rispettando maiuscole e punteggiatura. In questo modo egli prende 80 o 85 wpm. Se il trasmittente commette errori, il ricevente è tenuto a correggerli quando arrivano e inviare alla stampa una copia revisionata (clean). Il lavoro continua per ore senza agio per rileggere, perché le pagine sono subito portate in stampa appena finite. Tuttavia, persino durante le prestazioni di questa abilità sorprendente, l'operatore può a piacere pensare al significato dei dispacci o pensare a qualsiasi cosa a sua scelta. Uno dell’Associated Press, che ha lavorato per anni in una delle nostre grandi città, ci disse: “Io corro il rischio di permettere che errori fatti da chi trasmette vadano a finire nella mia copia, se lascio divagare la mia mente; ma la verità è che nelle ultime settimane, mentre prendevo la stampa, la mia mente è stata la maggior parte del tempo a casa con un figlio malato”.

B.  Di quanto uno può copiare in ritardo nelle varie fasi del suo progresso?

Si dovrebbe spiegare che in pratica ricevere è sempre copiare indietro.  Cioè uno non deve, o non dovrebbe, anticipare a decorrere da una parte di un gruppo di click quello che verrà poi; perché se si sbaglia ad indovinare probabilmente seguiranno confusione di mente ed errore. I principianti tendono a indovinare avanti e devono acquistare l'abitudine di non farlo.  Gli esperti imparano ad attendere. Un esperto disse: “È più naturale leggere indietro” Gli fu chiesto se “leggere indietro” era come contare i colpi di un orologio subito dopo che sono stati battuti. Lui rispose: “Precisamente”.

Se, tuttavia, capitano le prime parole di una frase molto familiare, esse possono tradire persino l'esperto nell’anticipare il resto della frase. Questo è un'illustrazione significativa della solidarietà soggettiva delle frasi. Vedi oltre, p. 364.

Anche le risposte alla seconda domanda furono concordi.

(a)  Il principiante deve prendere ogni lettera mentre viene, cioè lui può copiare indietro di una lettera. 

(b)  Successivamente può aspettare parole.

(c) Un buon operatore può copiare dietro parecchie parole nel discorso connesso. 

(d) L'esperto preferisce stare dietro lo strumento di 6 o 10-12 parole.

Un conteggio del numero di click (punti e linee) in 10 gruppi di 10 parole ciascuno, prese da un dispaccio di agenzia, diede il seguente risultato:

220, 275, 172, 214, 189, 267, 303, 260, 196, 281;  media 237,7. 

L’impresa del telegrafista nel tenere conto esatto di una così lunga serie di suoni, e nel fare questo con una serie che cambia continuamente, è senza dubbio una delle prodezze più rimarchevoli della sua specie. Questo è un esempio di destrezza (skill) che non si raggiunge con la pratica forzata del laboratorio, ma solo dopo anni di intenso lavoro.

C.   Che accade quando bisogna ricevere le parole sconnesse di un codice strano o una lista di cifre, come quelle bancarie e simili?

L’esperienza generale degli operatori su questo punto fu espressa da un esperto così: “Quando io prendo una parola che indica che seguirà una lista di cifre, sudo sangue finché posso prenderle”. Aggiunse che egli potrebbe aspettare fino a 6 cifre se fossero in gruppi di tre separati da un punto (virgola, comma), ma se le cifre fossero isolate avrebbe bisogno che siano non più di 3 o 4 indietro. In una parola egli potrebbe tenere in mente 40, 60 o più dei gruppi elementari del codice Morse se questi “facessero senso”, ma solo 3 o 4 se del tutto scollegate.

Nota sulla lettura del cieco

Per gettare luce su alcuni dei punti seguenti furono raccolte informazioni sulla lettura del cieco da Miss Nellie Love, un’esperta docente dell’Indiana Institute for the Blind di Indianapolis. Essa segnala quanto segue:

Su prima lettura una nuova selezione: 

(a)  In una Classe Prima di lettura di 12 ognuno tiene il suo dito sulle lettere, compitando ogni parola o ad alta voce o a se stesso;

(b)  In una Classe Seconda di lettura di 18 l’attenzione di solo 3 era sulle parole. Questi tre leggevano per sapere cosa riguardava la storia;

(c)  Nella Classe Quarta di lettura di 17 la maggioranza faceva attenzione alle parole; gli altri all’idea;

(d)  Nel grado successivo, una classe di circa lo stesso numero, la maggior parte considerava il pensiero, solo 3 o 4 le parole;

(e)  Nei gradi più alti l’attenzione era sul pensiero, eccetto quando le parole non erano familiari.

2.  Quanto lontano legge col suo dito l’alunno in anticipo sulla voce?

(a)  In Prima e in Seconda, per niente. 

(b) Nella Terza e nella Quarta, la maggior parte degli allievi mantiene insieme dito e voce. Due portano le dita una parola avanti.

(c) Nelle Classi Superiori la maggioranza tiene dito e voce insieme.  Molti leggono (io: sottinteso col dito) tre o quattro parole prima. Un ragazzo, molto intelligente, va una riga avanti, circa 8 o 10 parole. Egli legge la fine di una riga con il dito della sua mano destra e contemporaneamente legge l'inizio della riga seguente con la mano sinistra. 

(d) Nelle Classi Avanzate, in cui la lettura non è materia di studio speciale, i migliori alunni tengono insieme dito e voce. In ogni classe dove la lettura è materia di studio, allievi che studiano ogni giorno, leggono e studiano la lezione ed allora sono in grado di leggere uniformemente (fluidamente), velocemente e parecchie parole prima della voce”.

In tutte le classi, le frasi si leggono più veloci delle parole sconnesse. I valori non sono riportati. Tutti questi risultati sono molto strettamente simili a quelli trovati fra i telegrafisti. Naturalmente non ci sono bambini ciechi che hanno raggiunto una competenza corrispondente a quella del telegrafista esperto.

 

Conclusioni

Per prima cosa si daranno le conclusioni immediate dai dati precedenti; poi (§ IV.) saranno interpretate e discusse assieme alla  letteratura relativa.

 

1-  Una gerarchia di abitudini.

Si può forse supporre che ricevere messaggi telegrafici sia semplicemente traslitterazione o, al più, transverbalizzazione dal codice alla madrelingua, ma gli operatori non la pensano così. E le prove esibite provano che hanno ragione. la curva delle lettere quella delle parole, né entrambe insieme, si considerano curve di ricezione tranne un corto periodo (Fig XI)

Come curva di ricezione sarà intesa quella del discorso connesso (Fig. XI); come curve componenti quelle rispettivamente delle lettere e delle parole.

Più chiaramente, le curve delle lettere e delle parole non riescono a render conto della curva di ricezione dove essa si alza rapidamente dal plateau, mentre esse continuano a salire leggermente. Da una fase iniziale qualche curva o delle curve associate con la combinazione delle parole nel discorso connesso deve coalizzarsi con le curve delle lettere e delle parole per dare come risultante la curva di ricezione. Nel periodo in cui la curva risultante sta aumentando velocemente, mentre le curve delle lettere e quelle delle parole stanno aumentando lentamente, la curva (o le curve) di costituzione più alta devono impennarsi rapidamente.

Che cosa rappresenta per il principiante questa curva costituente più alta?  Certamente non soltanto né principalmente aumentata familiarità con il significato, la struttura o il collegamento logico di frasi nella madrelingua.  Quando, per esempio, il principiante è balzato di colpo da 18 a 25 wpm nessuno può credere che egli abbia fatto questo guadagno a causa di un improvviso ed enorme guadagno di conoscenza della lingua che ha usato tutta la sua vita. Tutti i fatti portano alla conclusione che il telegrafista deve acquistare, oltre ad abitudini di lettera, sillaba e parola, una schiera di più alte abitudini di lingua, associata con la combinazione delle parole nel discorso connesso. La padronanza della lingua telegrafica comporta la padronanza delle abitudini di tutti gli ordini. In una parola, imparare a ricevere la lingua telegrafica consiste nell'acquisizione di una gerarchia di abitudini psicofisiche. Per una discussione su questa conclusione in relazione a letteratura relativa vedi sotto, § IV., p. 360.

 

2- L’ordine di apprendimento delle abitudini della lingua telegrafica

Le curve sincrone della Fig. XI e l'esperienza degli operatori concordano nel mostrare che da un periodo iniziale lettere, parole e abitudini più alte aumentano (guadagnano) a) simultaneamente, ma b) non in egual misura.

a) La simultaneità in questi guadagni è indicata nella fig. XI dal fatto che dal punto in cui le curve divergono, ciascuna continua ad aumentare. Ciò deve forse essere spiegato col fatto che da una fase iniziale il principiante si esercita con le frasi, prendendole lentamente come necessario. In questo modo vi è pratica fortuita di ogni unità di lingua e di ogni unità di lingua nella sua adeguata collocazione.

b) Le curve di fig. XI mostrano anche, però, che per molti mesi il guadagno principale è nelle abitudini di lettere e di parole, che la velocità di ricezione delle frasi, in questo periodo, è principalmente determinata dal tasso di ricezione delle lettere e delle parole e che il guadagno rapido nelle più alte abitudini di lingua non comincia finché le abitudini di parola e di lettera sono fissate bene. Questo risultato obiettivo è sostenuto dalla prova introspettiva degli operatori. Nei primi giorni uno è costretto ad aspettare le lettere. Nei primi mesi uno è costretto ad aspettare le parole. Se il principiante tenta una libertà di cui è incapace, improvvisamente una lettera o una parola che gli sono non familiari esplodono nelle sue orecchie e lo lasciano rovinato. Egli non ha libertà utile per le più alte unità di lingua che non ha guadagnato rendendo automatiche quelle più basse. La manovalanza (gregari?) degli operatori è schiava del meccanismo della lingua telegrafica. Essi devono copiare vicino. Non possono dedicarsi molto al senso del messaggio mentre viene, ma devono ottenere la sua forma, e rileggerlo per il senso. Solo quando tutte le abitudini necessarie, alte e basse, sono diventate automatiche, si possono prendere le libertà e le velocità dell'esperto.

 

3 – I plateaus (pianerottoli)

Ora siamo pronti per offrire una spiegazione per la caratteristica saliente della curva di ricezione - i suoi plateau. 

Un plateau nella curva significa che le abitudini di ordine più basso si stanno avvicinando al loro massimo sviluppo, ma non sono ancora abbastanza automatiche da lasciare l'attenzione libera di attaccare (iniziare) le abitudini di ordine più alto.  La lunghezza del plateau è una misura della difficoltà di rendere le abitudini di ordine più basso sufficientemente automatiche. 

(a)  La prima ascesa. Nessun plateau compare fra l’apprendimento delle lettere e delle parole, perché queste si imparano simultaneamente molto presto. Tuttavia, poiché le lettere sono poche, uno ogni settimana è in grado di prestare attenzione più completa alla padronanza delle sillabe e delle parole come un tutto. Ciò forse spiega, in parte, il progresso veloce delle prime settimane.

b) Il primo plateau. Per parecchi mesi il principiante è costretto a badare quasi esclusivamente alle parole. Il numero di parole che deve imparare per ricevere qualunque messaggio arrivi, è grande. La quantità media di pratica che ogni parola riceve è quindi piccola e l'aumento del tasso medio di ricezione è corrispondentemente lento. Questo aumento molto lento della velocità lo abbiamo denominato un plateau. Esso continua fino a che il principiante non abbia imparato il necessario vocabolario così bene da lasciare la sua attenzione libera per qualcos'altro.

Un'altra causa di ritardo durante questo periodo è senza dubbio la debole “presa” del principiante sulle abitudini più alte della lingua. L'importanza di questa influenza di ritardo in confronto a quella di un vocabolario imperfetto, non può essere determinata senza ricerca supplementare.

c) La seconda ascesa rappresenta l'acquisizione di nuovo insieme di abitudini di lingua. Ciò è a priori probabile dalla considerazione che nelle curve di apprendimento generalmente il progresso veloce compare quando la funzione di sviluppo è in una fase iniziale. Noi, tuttavia, non siamo rimasti con una probabilità. Mentre la curva di ricezione sta aumentando velocemente le curve sincrone di lettera e parola stanno continuando lentamente la loro ascesa. Noi, quindi, sappiamo che il principiante sta guadagnando velocità traendo in qualche modo aumentante vantaggio dalle combinazioni di parola.  Parte del motivo per cui egli migliora così velocemente è, senza dubbio, che già è stato inconsciamente abituato a determinate frasi e forme di combinazioni di parola quando egli attendeva principalmente alle parole. Può essere che l'ascesa veloce di ogni curva di impratichimento rappresenti principalmente una rapida realizzazione di capacità potenzialmente presenti a causa del precedere graduale e inconscio dell'assuefazione. Con l’aumentata abilità nella presa delle frasi viene, senza dubbio, aumentata la capacità di prendere le parole e le lettere isolate; ma, mentre uno migliora, le tre curve divergono sempre più. Ciò significa che l'abilità dipende sempre più dall'acquisizione di più alte abitudini di lingua.

d) Sono stati studiati sperimentalmente soltanto i primissimi mesi del periodo in cui uno è un operatore pratico, ma non un esperto. La nostra conoscenza di questo periodo si basa principalmente sulla testimonianza degli operatori. Gli uomini di questo rango, naturalmente, variano molto in abilità e nel tasso di miglioramento. C’è, tuttavia, un punto essenziale in cui gli operatori che non sono esperti sono più o meno simili. Essi sono tutti, in un certo grado, legati al meccanismo della lingua. Non possono copiare lontano indietro. La mente non deve vagare lontano dal flusso ricevuto delle parole, persino indugiare sul senso delle parole. Pochi operatori non ottengono mai la libertà completa nella lingua telegrafica. Questi pochi devono guadagnare la loro libertà con molti anni di duro apprendistato. La nostra prova è che occorrono dieci anni per rendere del tutto maturo un reporter (giornalista telegrafista).

Abbiamo mostrato sopra che ricevere non è tradurre lettera per lettera o parola per parola nella lingua materna, ma coinvolge l'uso di un grande dispiego di più alte abitudini di lingua – che la telegrafia psicologicamente è una lingua distinta, quasi o del tutto elaborata quanto la lingua materna. Questa opinione è sostenuta dal fatto che per padroneggiare la telegrafia un così lungo tempo e un così intenso lavoro – lavoro e tempo che, senza dubbio, renderebbero gli stessi uomini ugualmente esperti in ogni lingua straniera.

e) L’ascesa finale. La testimonianza degli esperti è che il balzo dall’ingrato lavoro alla libertà è improvviso quanto lo era stato quello dal primo plateau.

 

Nota sulla curva di trasmissione

Perché la curva di trasmissione non ha la successione di plateau e balzi che vediamo nella curva di ricezione?

Nella prima parte della curva di trasmissione non c’è plateau perché, analogamente alla prima parte della curva di ricezione, le varie abitudini coinvolte sono acquistate simultaneamente (vedi p. 357), e dopo non c’è nessuna rapida salita, persino quando un diventa esperto, perché una tale salita è meccanicamente impossibile. In tutte le fasi uno ha in mente abbondanza di parole pronte ad essere trasmesse velocemente come le abitudini motorie consentiranno. All’inizio uno impara le abitudini motorie delle lettere. Presto, però, anche le abitudini motorie delle parole. La curva di trasmissione aumenta di conseguenza in un modo analogo a quello della curva di ricezione nella relativa fase iniziale. In breve, però, si raggiunge un limite meccanico. Trasmettere è, nella migliore delle ipotesi, un affare lento. Una lettera o una cifra richiede da uno a sei colpi. Bisogna tener conto di spazi di varia lunghezza. Non si possono utilizzare entrambe le mani o parecchie dita come nella macchina da scrivere. Così, a meno di 50 wpm si raggiunge un massimo che non può essere sorpassato.

 

 

4 – Velocità efficiente e accuratezza

a) Velocità efficiente

Da tempo si sa che parole connesse possono essere lette più velocemente di quelle sconnesse, lettere combinate in parole più rapidamente di lettere sconnesse.

Dissentiamo, però, dall’opinione che è soltanto o principalmente il collegamento logico nelle frasi che rende conto del veloce tasso nella loro lettura. Crediamo (p. 366) che vi sono abitudini meccaniche che corrispondono alle spesso ricorrenti caratteristiche delle frasi. Ciò è indicato dal fatto che una serie di parole che non hanno significato, se abilmente organizzate nelle forme di frasi familiari, può essere letta ben più velocemente di una serie di parole prese a caso e quasi velocemente come parole che hanno significato. Quasi, ma non del tutto. Una coscienza del senso sembra essere ancora un fattore nella faccenda.

I fatti, vecchi e nuovi, su questo punto giustificano, crediamo, la seguente conclusione: in grado relativamente piccolo, la velocità efficiente dipende dalla velocità in cui si presentano i processi dominanti nella coscienza; in grado relativamente grande, su quanto è incluso in ciascuno di quei processi. Per ulteriore discussione vedi IV., 4. p. 374.

b) Velocità efficiente e accuratezza

Il guadagno di velocità reso possibile aggiungendo la padronanza di più alte abitudini di lingua alla padronanza di quelle più basse, non conduce a minore accuratezza dei dettagli, ma a maggiore. Abbiamo trovato invariabilmente che sono fatti molti più errori nella ricezione delle lettere sconnesse che nella ricezione, ad un tasso molto più veloce, delle lettere che formano parole; e che, a loro volta, sono fatti molti più errori nella ricezione delle parole sconnesse che nel ricevere, a velocità ancora maggiore, discorso connesso. L'esperienza pratica delle Compagnie telegrafiche dimostra le stesse cose. Anche se la padronanza delle abitudini di ordine più alto aiuta così chi riceve ad esattezza nei dettagli, essa non può supplire la sua ignoranza dei particolari. Se arriva come componente di un dispaccio una parola non nel suo vocabolario, è molto probabile che si ottenga errata. Se un uomo è trovato spesso fare errori di questa specie, significa che ha bisogno di vocabolario telegrafico più vasto e più esatto. Quest’uomo sta provando a ricevere più velocemente di quanto può. Sta provando a guadagnare in velocità a scapito dell’esattezza. Questa non è velocità efficiente, poiché i suoi superiori lo scopriranno rapidamente. Per ulteriore discussione veda sotto, IV., 4.  p. 374.

 

IV - Discussione

Finora non abbiamo dato che poco più di una nuda presentazione dei risultati. Nella discussione di questi risultati, vogliamo, in primo luogo, dare il significato chiaro dei fatti da noi conosciuti. Tuttavia, useremo l'intera libertà nel suggerimento del cerchio più largo delle interpretazioni per cui la prova non è fatta fuori. Non abbiamo, però, nessun interesse in ogni teoria suggerita, tranne di vederla comprovata dai fatti e assegnata la relativa misura adeguata di probabilità.

1. Una gerarchia di abitudini

Un uomo è organizzato in punti (pezzetti?) - o piuttosto in alcuni punti molto più che in altri. Ciò è vero strutturalmente e dal punto di vista funzionale. È in maniera sconvolgente vero per i vari organi di senso e le loro funzioni. Non meno delle varie parti del sistema nervoso centrale e delle loro funzioni. Un uomo ha alcune abitudini che sono sporadiche ed isolate, alcune che si raggruppano insieme in gruppi sciolti (come l’esborso di abilità che rendono uno carpentiere) e poi, altre abitudini che sono attaccate insieme in una gerarchia.

Una gerarchia di abitudini può essere descritta in questo modo: (1) c’è un determinato numero di abitudini che sono costituenti elementari di tutte le altre abitudini all'interno della gerarchia. (2) vi sono abitudini di più alto ordine che, abbracciando i più bassi come elementi, sono esse stesse a loro volta elementi di più alte abitudini e così via. (3) Un’abitudine di qualsiasi ordine, una volta acquistata completamente, ha unità fisiologica e, se cosciente, psicologica. Le abitudini di ordine più basso che sono i relativi elementi tendono a perderseli in esso, ed esso tende a perdersi nelle abitudini di più alto ordine quando compare come un elemento in ciò (?).

C’è ragione di credere che la competenza negli scacchi, nella geometria, nella chimica e simili, coinvolga in ogni caso la padronanza delle abitudini che sono associate di certo tale modo gerarchico. Lasciando questi campi poco studiati, però, torniamo verso quello della lingua. L’affermazione che una lingua esiste soggettivamente come una gerarchia di abitudini, è sostenuta da una notevole quantità di prove sparse in tutta la recente letteratura psicologica. Questa affermazione è affatto identica con la verità ovvia che una lingua, considerata obiettivamente, è un sistema composto di varie unità - lettere, parole, frasi, ecc. L'esistenza del sistema obiettivo è evidente a tutti coloro che conoscano la lingua; l'esistenza di un sistema corrispondente delle abitudini soggettive si deve provare. Per esempio, c’è un'abitudine psicofisico unitaria che corrisponde ad una parola familiare, oppure il riconoscimento di una parola coinvolge il riconoscimento separato di ogni lettera? È stata accettata la seconda opinione. Si richiede prova convincente dalla psicologia sperimentale e dalla psichiatria per dimostrare che il riconoscimento di una parola è “una funzione separata”. Nello stesso modo si richiederà prova non ancora del tutto prossima, per mostrare che più alte unità di lingua e che caratteristiche della lingua parlata e scritta (per esempio, cadenza, lunghezza della frase, ecc.) sono rappresentati soggettivamente da abitudini distinte.

a) una lettera (stampata o telegrafica) presenta al senso una molteplicità.  Il riconoscimento della lettera ed il riconoscimento dei suoi elementi sono funzioni distinte. Uno può riconoscere la linea e il punto del codice telegrafico dopo un po’ di pratica e può sapere che J = senza potere riconoscere quel gruppo di click una volta sentito. Riconoscere il gruppo come un tutto con rapidità massima richiede settimane di pratica.  D'altra parte, uno può riconoscere una lettera come un tutto - per esempio, nei vecchi caratteri tipografici inglesi, ma può non essere per niente capace di riprodurre nella memoria le parti essenziali di cui si compone.

Vedi Goldscheider e Müller.

b) Sillabe Höpfner, nel suo lavoro “Sulla fatica mentale degli scolari”, trovando che gli errori di parole sono più frequenti degli errori di sillabe, e che errori di lettere sono più frequenti degli errori su parti di lettere, nota: “Le sillabe sono attaccate più saldamente nella parola e le parti di lettera nella lettera che non le parole nelle frasi e le lettere nelle parole. Parole e lettere sono allora elementi “costanti” sebstaendigere

Questa osservazione è senza dubbio corretta. Le sillabe sono, tuttavia, sufficientemente “indipendenti” per renderle valide perchè insegnanti primari usino lo stock delle sillabe conosciute dai ragazzi nell'istruzione delle parole nuove. Il sig. Harter è dell'opinione che un principiante della telegrafia presta poca attenzione diretta alle sillabe in quanto tali, ma in realtà è aiutato nell’ascolto di nuove parole sentire dalla presenza delle sillabe conosciute.

Parole – Un bambino o una persona affetta da parziale afasia, può riconoscere le lettere di una parola, ma non la parola nell'insieme. Vedi, per esempio, il caso segnalato da R. Sommer, che conclude:

Il collegamento da una serie di suoni alle parole è una funzione separata.  Una “parola” è di conseguenza non considerabile come “serie di suoni” (?)

D'altra parte ai bambini spesso si insegna a riconoscere le parole come un tutto prima che conoscano le lettere dell'alfabeto. La prova decisiva che il riconoscimento di una parola non è costituito nel riconoscimento successivo delle relative lettere, è fornita dal risultato di Cattell che una parola familiare può essere riconosciuta quasi nello stesso tempo che ci vuole per riconoscere una delle relative lettere. Questo abbondantemente verificato risultato uno degli autori l’ha trovato vero in molti bambini al loro secondo anno scolastico.

Fatti analoghi compaiono dal lato motorio. Uno può essere in grado di produrre i suoni separati di una lingua straniera con notevole esattezza, come mostra Karsten (1887), e non potere ancora, senza altra pratica, pronunciare le parole. D'altra parte, pronunciamo le parole della nostra propria lingua con facilità, ma occorre una pratica speciale per produrre i suoni elementari che li compongono. Karsten pone così la questione:

(3) Dopo quello detto sopra non obiettare per desiderare quello, che ha la sensibilità del movimento per il tutto inoltre per il diverso theile esso possiede ed al contrario. Dalla memoria l'immagine è un movimento dall'inizio alle estremità definite, a durata ed al genere della cooperazione di tutto l'essere organi possibili saldamente certamente. Possiamo rompere un movimento fuori intenzionalmente possibilmente a puncte, ma questo movimento interrotto non è allora persino il più stessi, ma un altro, che sviluppi la loro propria immagine di memoria quando ripetizione sufficiente. I movimenti del medico con funzionano, il pittore, il musicista è meccanicamente e nello spazio tutti contenuti in ogni il terreno comunale di movimento di noi; ma l'esercitazione, cioè addestramento delle sensibilità del movimento appartiene a, per effettuare esattamente certo movimento diritto. Also?nun un movimento, che le incapacità una per esempio con cinque marche facili, possono fare non immediatamente con una o due incapacità per copiare; quello sarebbe theil il più in anticipo, ma tuttavia anche un movimento per se, dato che quelli il movimento che ritiene per essere soltanto specialmente muss. Kurz sviluppato la sensibilità del movimento possono essere in qualche modo uniformi, anche se il movimento reale è compliciert e le sensibilità uniformi del movimento per i più grandi gruppi della latta forte formano esclusivamente nell'anima da quelle per il diverso theile, da cui quei gruppi sono costituiti.

Après dit, en haut on ne voudra pas objecter que, qui a bewegungsgefuehl pour l'entier, aussi que pour les theile particuliers possède et inversement.  Par cela, erinnerungsbild un mouvement de début est prend fin un type de participation tous les d'organes définis, une durée et entrants en ligne de compte déterminé solidement.  Certes nous pouvons interrompre exprès un mouvement à peut-être un puncte, mais ce mouvement interrompu n'est alors justement plus le même, mais l'autre qui développe lors de suffisamment de répétition son propre erinnerungsbild.  Les mouvements du médecin actionnent, sont contenus mécaniquement et spatial le peintre, le musicien tous dans chacun les mouvements communs de nous;  mais si pratique, c.-à-d. la formation en fait partie les bewegungsgefuehle, pour exporter précisément justement un certain mouvement.  un mouvement qu'on tripote p. ex. avec des cinq rend facile, peut également des deux avec un ou ne tripote pas immédiatement imiter;  * ce certes un theil un celui précoce, mais quand même aussi un un déplacer pour lui-même, pour quel cela bewegungsgefuehl seulement spécialement on développer muss.?Kurz cela bewegungsgefuehl pouvoir quelque chose de uniforme, même si le le vrai déplacer compliciert, et uniforme bewegungsgefuehle pour grand lautgruppen pouvoir dans le âme lui-même former séparer ceux pour le particulier theile, qui ce groupe composer

d) Gruppi di parole – Mentre determinate lettere che compaiono spesso nello stesso ordine provocano un'abitudine unitaria di parola, così parecchie parole che compaiono spesso nello stesso ordine provocano un'abitudine di frase. Tali gruppi di parola a volte vengono ad avere un'unità quasi uguale a quella delle parole singole. In generale, senza dubbio, la fusione non è così vicina; cioè più facilmente che nel caso delle parole passiamo dalla coscienza del tutto alla coscienza delle parti.  Tuttavia, la tendenza della prima parte di una frase familiare a suggerire il resto (vedi p. 353) ed il fatto che ognuno non ha soltanto un vocabolario caratteristico, ma un’uscita caratteristica di gruppi di parola, indica che le frasi esistono soggettivamente come abitudini unitarie. Inoltre, è stato mostrato che uno che legge una lingua con una certa abilità può fare errori di frase a differenza di errori di parola o di lettera (vedi Berger).

Paul mostra che abbiamo molti gruppi di parola (per esempio: sulla mano dove si trova?) in cui una parola ha cessato di essere associata con il relativo significato ordinario, in alcuni casi (per es., austragen di das) così completamente che si richiede una conoscenza della storia della lingua spiegare il collegamento fra il significato della frase e quello della parola specifica. In tali casi, l'unità di lingua dominante nella coscienza è evidentemente la frase e non la parola. (cfr. Cattell)

e) Abitudini corrispondenti a caratteristiche di parole, frasi, ecc.

Le abitudini di lingua finora notate sono specifiche cioè, in ogni caso che uno stimolo specifico (lettere, sillaba, parola o gruppo di parole) conduce ad una reazione specifica. È, tuttavia, un fatto della più alta importanza che lo stock delle abitudini specifiche di una persona contiene il materiale per innumerevole altre abitudini specifiche (ed anche, secondo alcuni, per abitudini “generiche” o “plastiche”). Quando uno ha imparato bat, cat, many, model, uno ha quattro abitudini specifiche; ma uno è all'interno di due step (che possono essere presi in un soffio o solo dopo i dolori intenzionali) di una nuova abitudine corrisponde a mat. Il primo step è dissociazione (nel modo descritto da Martineau e da James) del at dalle prime due parole e della m dagli altri due; il secondo step è la fusione di queste abitudini dissociate, quando compaiono nell’ordine m-at, in una nuova abitudine unitaria specifica che corrisponde a mat. (C’è qualcosa di arbitrario nell'indicazione di due step nel fare una nuova abitudine da quelle vecchie. All’introspezione ordinaria il processo sembra avere molti step quando accade lentamente e penosamente, e soltanto uno step quando si presenta in un flash, come quando riconosciamo ed adottiamo in un istante una nuova parola di slang - mugwump, popocrat. La dissociazione e la fusione di parole designa soltanto e dà risalto a due fasi essenziali dell’intero processo che si conclude in una nuova abitudine).

Nello stesso modo, la propria acquisizione di queste quattro parole è preparazione parziale per met, bet, cad ed anche per bonnet, calico, e per ogni parola che contiene ogni sillaba o lettera imparata. Inoltre, il ritmo trocaico di many e model può essere dissociato da queste parole e può riapparire come sussidio nell'imparare altre parole trocaiche (Müller e Schumann).

Nello stesso modo, qualsiasi elemento o caratteristica di un'abitudine del gruppo di parola può diventare utile nell'imparare nuovi gruppi. Senza dubbio, l'effetto primario nell’usare un dato gruppo di parola deve stabilire un'abitudine abbastanza specifica. Uno può rileggere più rapidamente una frase di quanto si possa leggere una nuova frase che contiene le stesse parole in un ordine differente. Uno può persino rileggere più rapidamente una frase se una segue il ritmo usato prima. La dissociazione degli elementi di lingua dagli specifici interi in cui si sono presentate ed il loro uso nella costruzione o nel capire nuove frasi, sono un compito - forse l'operazione più notevole di cui gli uomini sono capaci. L’uomo più pigro o più stupido affronta, con qualche possibilità di successo, le emergenze conversazionali che gli si presentano. Dal suo piccolo capitale di lingua, emergono sostanzialmente nomi giusti, verbi, frasi, i ma, i se, i no e perfino le giuste inflessioni per denotare l'atteggiamento e il temperamento della sua mente; e questi elementi sboccano insieme con stupefacente celerità in frasi mai prima usate da lui. Uno che ha genius per l'espressione differisce dall’uomo ottuso nell'avere un capitale linguistico più grande, una più grande facilità nel dissociare gli elementi e le caratteristiche, e una più grande facilità nel fare nuove combinazioni. Fino a che non abbiamo una maggior quantità di ricerche circa le più alte abitudini di lingua, le conclusioni rispetto ad esse devono essere proposte con riserva. Per ora sembrano probabili i seguenti punti:

a) È ben noto che la lunghezza media della frase è caratteristica per un dato autore. Nella maggior parte dei casi, forse, l'autore è inconsapevole della sua abitudine di lunghezza-frase. 

b)  Un ritmo usato spesso probabilmente diventa abituale, oltre a tutte le parole particolari, ed è allora un sussidio nella lettura ed un fattore nel fare nuove frasi, periodi e paragrafi, aventi quel ritmo.

c) Un certo ordine delle parti del discorso (per esempio: ha camminato fuori dalla strada o fuori dalla strada ha camminato) spesso ricorrente diventa abituale, determina la costruzione di nuove frasi, ci dà un senso di facilità nel leggere prosa facile e a un senso di shock a frasi come “cura dei Irks di Browning’s l'uccello raccolto-pieno. I cerchi dubitano della bestia maw-maw-crammed”, anche quando, come in questo caso, le parole sono tutte familiari.

d) Una costruzione grammaticale usata spesso per esprimere un certo feeling (o una pluralità, futuro, dubbio e simili) viene ad essere associata automaticamente con quella sensibilità, oltre a tutta la frase particolare, di modo che uno immediatamente ed senza sforzo suggerisce l'altro, per servire come uno dei molti elementi nella lettura o nel fare nuove frasi.

Per la discussione se le abitudini grammaticali sono specifiche o plastiche v. sotto.

Nello stesso modo possiamo supporre che ogni caratteristica di stile fino alla struttura ed al tono di un volume, corrisponde all'abitudine più o meno perfettamente fissata.  Un romanzo del E. P. Roeish denuncia nel relativo autore un'abitudine sul relativo modo diventare tanto specifico quanto starnutendo.

Nota sullo sviluppo di nuove abitudini da quelle vecchie.  La vecchia teoria che fare cose particolari dà “addestramento general” del corpo e della mente al giorno d'oggi è confrontato con l’opinione che non c’è niente come “l'addestramento generale”. I due punti di vista forse non sono così inconciliabili quanto sembrino essere nelle discussioni psicologiche ed educative correnti. L'effetto soggettivo principale di un atto è senza dubbio la relativa tendenza a stabilire l'abitudine di ripetere quell'atto; e, per contro, il modo migliore per acquistare l'abilità in un atto particolare è esercitarsi in quello e non in qualcos'altro. Ma ogni processo corporeo o mentale coinvolto in un atto si esercita e con dissociazione e riassociazione può comparire in innumerevole altre azioni. Nel caso precedentemente detto (p. 364) le “frange” di emozione e di intenzione quando le quattro parole sono state imparate tende a riapparire nella ripetizione di queste parole; ma può anche, a causa della loro esercitazione allora, venire fino a rinforzare l'insieme della mente in un attacco successivo sulla tabella di moltiplicazione o sul woodpile (catasta di legna). Quando un ragazzo guida con attenzione l'ultimo chiodo in una recinzione come il primo lui quindi non è preparato costruire una casa, né codificare la legge del commonwealth, né fare così bene niente altro nel mondo quanto ai chiodi dell'azionamento in quella recinzione; ma la sua abilità nell'azionamento del chiodo riapparirà quando sia intraprende la carpenteria; e l'insieme della mente con cui le ha guidate riapparirà quando è un avvocato.  Possiamo negare che lo studio dell’algebra di Grant gli ha dato un addestramento generale della mente che lo ha preparato per la Wilderness (selva), o della pelliccia niente altro così pozzo per quanto riguarda quell'algebra e tuttavia vedere che l'umore delle sue ore con l'algebra è venuto in su in suo “lotta buona esso fuori su questa linea se occorre tutta l'estate”.

Il professor Royce suggerisce che oltre alle abitudini specifiche uno acquista le abitudini generiche o plastiche, che conducono non ad una reazione specifica su uno stimolo specifico, ma ad una determinata specie di reazione dietro una determinata specie dello stimolo. Accenna particolarmente le abitudini che corrispondono alle regole di sintassi come in questo senso generico. Questo punto di vista è attraente e può essere vero. Può essere, tuttavia, che non c’è qualcosa come un'abitudine plastica o generica, tranne nel senso che un'abitudine può entrare come elemento in molti processi differenti. Se ci sono abitudini generiche o no addette alle origini di più alti processi mentali, crediamo che tutte le abitudini tendano a diventare nello stesso specifico senso.

L'ordine di acquisizione delle abitudini che costituiscono una gerarchia.  Ognuno sa che, in generale, l'assuefazione in determinate azioni ci lascia liberi per altre. Questo principio è, comunque vuoto ed inutile in un dato campo fino a che non conosciamo che abitudini devono essere imparate là e quale di questi deve essere imparata in primo luogo, quale in secondo luogo, ecc. È altamente probabile che nella geometria, nella chimica o nel whist uno deve acquistare una gerarchia di abitudini; che alcune di queste abitudini debbano essere imparate prima di altre; e che alcune possono essere acquistate con vantaggio simultaneamente. Forse gli uomini più esperti già hanno provato il loro senso ai giusti metodi; ma la psicologia e la pedagogia sarebbero notevolmente arricchiti dalla conoscenza esplicita e verificabile su questi punti. Il principio generale sopra citato è impotente a dare tale conoscenza. Può dire soltanto all'allievo di fare in primo luogo le prime cose. Scoprire quali cose sono prime in tutto il campo particolare richiede la ricerca scrupolosa, o un consenso delle esperienze pratiche ed intuizioni coloro che lavorano in quel campo, o entrambi. Benché nessuno possa prevedere i risultati di tali indagini in ogni caso particolare, ci saranno oziosi nel mercato psicologico pronti a dire, quando compaiono i risultati: “Niente di nuovo. Noi tutti abbiamo saputo che alcune cose devono essere fatte prima di altri”.

In realtà, gli insegnanti di lettura non sono stati concordi quanto all'ordine migliore di studiare le varie unità di lingua. La più vecchia abitudine era imparare in primo luogo le lettere, poi molte sillabe, poi molte parole ed in fine leggere le frasi. Nei dettagli questo metodo ha variato ampiamente;  ma il suo principio essenziale era di acquistare in primo luogo padronanza delle unità più basse e usarle nella scelta di quelle più alte. L'abitudine più nuova è basata su un principio opposto. Nel “metodo-parola” all’allievo è insegnata una parola nell'insieme prima che conosca ogni lettera. Nel  “metodo-frase” l’allievo è messo davanti ad una breve frase prima che conosca ogni parola o lettera. Nei metodi successivi le unità sussidiarie di lingua si devono imparate incidentalmente, mentre l’attenzione principale è prestata alle più alte unità di lingua ed al senso.

È provato che è possibile da imparare leggere con i metodi più vecchi o con quelli più nuovi e, effettivamente, con tutto il metodo che porta l’allievo per un tempo abbastanza lungo in contatto con la stampa. La mente troverà un metodo suo proprio. Crediamo, tuttavia, (1) che con nessun metodo è possibile guadagnare libertà nell’uso delle più alte unità di lingua fino a che le più basse non siano state padroneggiate tanto da deviare l’attenzione da loro; e (2) che è, tuttavia, saggio in tutte le fasi esercitarsi con le più alte unità di lingua possibili ed imparare così tutte le unità nella loro collocazione adeguata.

Il metodo dell’abbecceddario (alfabeto-ortografia-libro) ci assicura del primo requisito, ma è rozzamente dispendioso di tempo nella posposizione delle esercitazioni della lettura che coinvolgono la pratica simultanea di tutte le unità di lingua nella loro collocazione adeguata e che sono costantemente più vantaggiose perché più interessanti. I nuovi metodi sintetici guadagnano questi vantaggi, ma ne perdono uno più necessario, a meno che l'insegnante si renda conto che gli alunni devono ottenere l'alfabeto ed il vocabolario tutto insieme e renderli automatici. Se questo scopo può essere raggiunto incidentalmente, bene. Se no, deve essere realizzato entro i periodi di pratica dedicati a ciò. In nessun caso si può fare che gli elementi automatici di lingua siano saltati.

Principi simili valgono nell'aritmetica. È un errore richiedere ai bambini la memorizzazione totale della serie dei numeri e delle tavole fondamentali prima di dare loro qualsiasi esercitazione con numeri e problemi concreti.  È un errore più grande far passare gli anni in cui la memoria plastica è al suo massimo in esercitazioni numeriche che sono interessanti, ma che lasciano il bambino con gli alfabeti di aritmetica imperfettamente padroneggiati. Il ragazzo della High School che deve fermarsi nel suo lavoro matematico per ricordarsi della tavola pitagorica, sta godendo i frutti di una pseudo-libertà nelle classi. Non c’è libertà tranne con l’automatismo. È possibile evitare entrambi gli estremi accennati. Il lavoro dovrebbe essere riempito di interesse concreto nei modi completamente visualizzati nei nostri moderni manuali elementari di aritmetica. Ma l'insegnante dovrebbe sempre assicurarsi della completa pratica inerente a quelle relazioni numeriche che dovrebbero diventare automatiche ed a volte ci dovrebbe essere lavoro duro diretto a memorizzare quei rapporti.

Oltre alla prova già presentata in appoggio al punto di vista precedente, sono presentate due considerazioni generali.

1) È abbastanza inutile sollevare il problema se i bambini dovrebbero acquistare o no abitudini automatiche specifiche. Da tali abitudini si può sfuggire solo con la morte.  L'indiano non fuoriesce.  Il lupo non fuoriesce.  Caliban Shakespeare scappano. Non ci sono questioni (insolute) sulla “dismissione” (fuga) delle abitudini automatiche. L'unica domanda reale è: Quali acquistiamo? La risposta di civilizzazione e della scuola:  Finché è possibile, acquistiamo quelle abitudini che sono gli alfabeti dell’apprendimento e della vita civile. Questo è il primo punto necessario verso libertà, adattabilità, ingegnosità ed efficienza che danno superiorità all'uomo.

2) Un metodo scolastico deve essere giudicato dagli atteggiamenti e dai temperamenti che coltiva, non semplicemente da che cosa si insegna, ancora meno dall'interesse che momentaneo desta. Se uno forza la padronanza della tabella di moltiplicazione con metodi che mantengono a metà della scuola intimorito e l'altra metà ribelle, si è ottenuto un risultato utile a costo disastroso. Meglio non conoscere la tabella di moltiplicazione che essere così moralmente storpiati.

Se, d'altra parte, uno converte ansiosamente tutto il lavoro della scuola in un giro di intrattenimenti, se uno protegge gli allievi da avere in qualunque momento un senso di sforzo risoluto con mansioni dure, se una mantiene gli alunni vibrare fra l'eccitamento e la noia come ad un circus o ad un picnic, quali atteggiamenti e temperamenti ha coltivato così? A quali insiemi di carattere conducono? Per quale occupazione si preparano? Tutti lo sanno. Questi sono gli atteggiamenti ed i temperamenti del fannullone, il vagabondo, del giocatore – gli oziosi, ricchi e poveri, che affliggono la società con la loro inefficienza e la loro conseguente miseria.

Fortunatamente non c’è necessità di scegliere fra le cambuse ed il circus come modelli per la scuola e la casa. Ci sono molte scuole e sedi in cui le mansioni dure sono effettuate in un buon temperamento; dove l’esercizio completo non arresta, ma prepara il senso per più alto sviluppo; dove i bambini cominciano che cosa devono più successivamente fare per riuscire in ogni affare - passi gioiosamente da interesse in estremità volute ad un lavoro ingrato risoluto necessario per il raggiungimento di quei fini.

Se questa opinione sulla formazione è corretta, il corso di studio non ha funzione importante che fare chiaramente le abitudini essenziali addette alla padronanza di ogni materia d'insegnamento e l'ordine in cui questi debbano essere acquistati; e l'insegnante non ha altro dovere importante che destare in bambini un tal interesse in una certa più alta funzione dell'oggetto, quelli si presteranno disposti alla padronanza dei relativi particolari.

3. Plateaus

La variazione estesa ed i cambiamenti improvvisi nel tasso di progresso non sono peculiari all’insegnamento della telegrafia. In generale, è effettivamente altamente improbabile a priori che il tasso di cambiamento in tutto il processo sarà costante. Perché tale costanza richiede una costanza estremamente improbabile nei molti fattori che concorrono nella determinazione del tasso. Poiché questi fattori aumentano di numero e di complessità, sono meno probabili di effettuare un tasso costante. La scienza evolutiva moderna ha dato risalto ai fatti che indicano che i cambiamenti in natura sono normali e graduali. Natura non facit Saltum.  Ora è, tuttavia, ben noto che la natura fa i salti.  Può persino essere che il cambiamento saltatory sia la regola. La teoria della ricapitolazione li invita a descrivere la storia di ciascuno specifico come serie di punti che corrispondono alle fasi nello sviluppo animale e razziale.  Nessuno ha fatto tavola cronologica esatta per tutti questi step (o persino accertato esattamente quali sono gli step). Ma nessuno sosterrebbero che il tasso di progresso con loro è uniforme. Lo sviluppo del corpo e della mente mostra per entrambi “periodi di riposo” che si alternano con i periodi di rapido cambiamento. Noi “ci appollaiamo e voliamo”. Viviamo per mesi o anni su un determinato livello di interessi, di sforzi e di successi ed allora improvvisamente subiamo la conversione più o meno radicale. Tutte le cose sono diventate nuove. La vecchia vita si affonda nel sottosuolo ampio di cui su superficie, per una stagione, nuove forme della fioritura della durata di attenzione.

Gli esempi ben noti di cambiamento veloce, naturalmente, non si citano come specificamente analoghi ai plateau ed alle impennate della curva telegrafica, ma indicare soltanto che tali alternazioni di campeggiare fuori e di muoversi avanti non sono eccezionali o anormali. Per le analogie specifiche dobbiamo osservare alla storia delle acquisizioni analoghe. In questo promettente campo di ricerca quasi tutto rimane da essere fatto.  L'inchiesta preliminare ha sviluppato i seguenti risultati provvisori.

a) Linguaggi. Come notato finora (52), nell'imparare a leggere (prima elementare) e nell'imparare una lingua straniera, il progresso di entrambi è analogo a quello dell'allievo di telegrafia. Nell’ultimo caso, specialmente, c’è lo stesso miglioramento veloce iniziale, lo stesso livello di sfiducia  appena sotto la capacità di capire la conversazione ordinaria, la stessa rapida impennata in conoscenza utilizzabile della lingua e la stessa lotta della durata di un anno, completata raramente, prima di ottenere la libertà nella lingua.

b) Composizione inglese. Nell'università dell'Indiana, abbiamo ogni anno diverse centinaia allievi in composizione inglese condizionata. Tutti gli allievi entranti sono esaminati quanto alla loro capacità di scrivere inglese stampabile. Coloro che non possono farlo, sono tenuti a prendere l'inglese condizionato fino a che non possano affrontare il test. Un allievo può passare in qualunque momento da questo lavoro. La pesantezza del lavoro, il discredito di dovere prenderlo e la tassa speciale richiesta, fa i motivi per ottenere con molto forte. Gli istruttori in questo lavoro ci dicono che il progresso della maggior parte degli allievi è descritto in linea generale dalla curva di ricezione. Alcuni allievi svengono dal lavoro molto presto. Ciò indica generalmente che essi falliscono nel farsi giustizia nella prima prova. Nella maggior parte dei casi, c’è progresso veloce quasi al livello di passaggio e indi un lungo plateau sopra cui l'allievo sembra incapace di salire. In alcuni casi, dove gli allievi secondo l’istruttore dovevano “passare” in poche settimane, hanno continuato un duro lavoro per il resto dell'anno con miglioramento leggero. Senza dubbio, in questi casi, l'interferenza delle abitudini stabilite di lingua è un fattore importante nel ritardo del progresso.

c) Chimica. Parecchi insegnanti di chimica hanno segnalato che il progresso degli allievi durante i primi anni è simile a quello dell'allievo telegrafico. C’è lo stesso periodo di miglioramento veloce nei primi mesi, seguito entro un periodo lungo di progresso lento. Nel laboratorio chimico dell'università dell'Indiana il lungo periodo posteriore è stato riconosciuto e chiamato il “periodo della depressione”. Contemporaneamente è stato supposto dagli istruttori che questo periodo della depressione potrebbe essere dovuto un inferiority nella seconda parte del manuale di laboratorio, ma le più ulteriori esperienze hanno indicato che questo non è il caso. Una spiegazione del plateau dei chimici analogo a quello dato per il plateau dei telegrafisti sarebbe: sul plateau il principiante è impedito costantemente perché non può, a volontà, ricordarsi di qualunque di tantissimi fatti elementari che ha imparato una volta; che il grande numero di fatti elementari che deve conoscere, realizzare i suoi progressi verso la padronanza sufficiente di loro molto lenti; che un progresso veloce viene infine quando si può rivolgere l’attenzione dall'acquistare padronanza degli elementi in un uso più libero di questi fatti nell'attacco dei problemi chimici più complessi. I chimici che abbiamo consultato sono stati inclini a considerare corretta questa spiegazione.

d) Miscellanea. Tantissimi individui hanno segnalato le esperienze analoghe nell’apprendimento di matematica, di musica, di whist, di scacchi, di ispettori ecc. In tutti questi campi troviamo uno o più lunghi livelli di scoraggiamento, dove il far pratica sembra non portare nessun miglioramento, che si concludono, alla fine, nel caso di quelli che perseverano, in una improvvisa ascesa. È probabile che in ogni caso uno debba acquistare abitudini di ordine più basso e più alto e che la spiegazione per i plateau telegrafici sia la spiegazione per i plateau in questi campi. Naturalmente, le curve in questi campi ampiamente differenti devono avere caratteri specifici differenti. Ciascuno deve essere indagato per se stesso. In un periodo in cui alcuni temono una penuria di problemi significativi per la ricerca psicologica il prospetto di tale campo è incoraggiante.

In generale, abbiamo qui un punto di vista da cui possiamo discernere una differenza fra chi padroneggia e l'uomo di sviluppo “tutto attorno”, che non è padrone di niente. Entrambi hanno, dalle esperienze informali di vita, alcune conoscenze ed abilità che li rendono adatti a intraprendere padronanza di un dato campo. Entrambi hanno sviluppato questi strumenti potenziali della padronanza, hanno oltrepassato gli articoli principali di conoscenza e si sono intramezzati con le forme principali di abilità richieste. Chi padroneggia non si è arrestato qui. Egli ha iniziato corpo ed anima negli elementi, di modo che dopo un momento tali cose sono a lui come le lettere e le parole ad un uomo istruito. Sparano insieme facilmente nelle nuove combinazioni. Sono unità della meditazione, dell'invenzione.  Nel frattempo, all'uomo che ha soltanto buona conoscenza generale “del campo” le abilità del “padrone” sono impossibili e quasi incredibili. Le unità di pensiero dei master sono per lui un problema. Deve dare il tempo ed i dolori a ognuno separatamente. Non può pensare con loro. Egli è necessariamente uno epigono, o, se prova la libertà senza la capacità del padrone, è peggio di un epigono – è un eccentrico.

 

4. Velocità efficiente e accuratezza

L’unica differenza di importanza pratica tra gli uomini è la velocità efficiente. In guerra, nel commercio, nel lavoro scientifico, nel lavoro manuale e non, abbiamo ad un estremo l'uomo che sconfigge tutti i calcoli ordinari dalla quantità ampia di lavoro che riesce a fare, e all'altro estremo l'uomo che realizza nessun meno calcolo ordinario di sconfitte dal piccolo tutto la sua laboriosità. Il precedente arriva sempre con una vittoria inattesa il posteriore, con una irresponsabile giustificazione per il fallimento.

È sembrato a molti psicologi fortemente probabile che l'uomo rapido dovrebbe essere distinguibile da quello lento dalle prove di tempo di reazione. Perchè (a), ammettendo che le prestazioni richieste negli affari pratici siano molto più complicate di quelle richieste nei test di laboratorio, sembra che probabilmente chi è accordato (tuned) per un tasso veloce nei secondi sarà accordato per un tasso veloce nel primo, quando li avrà masterizzati. Poi (b), un tasso veloce nei processi elementari è favorevole alla loro fusione nei più alti processi unitari, ciascuno compreso vari del più basso. Infine (c), un tasso veloce nei processi elementari è favorevole richiamare le combinazioni volontarie nella presenza di nuove emergenze.

A dispetto di queste probabilità a priori, undici anni di esperienza in questo laboratorio (i primi tre spesi principalmente sui tempi di reazione) ha portato alla convinzione che nessun test di tempo di reazione proverà con certezza se un dato individuo avrà o non avrà velocità efficiente nel suo lavoro. Velocità molto lente, specialmente nelle reazioni complicate, sono fortemente indicative di una mente lenta ed inefficace a tutte le cose.  Ma l'esperienza dimostra che le velocità veloci non indicano affatto che il soggetto ha velocità efficiente nelle ordinarie, e tanto meno in quelle straordinario, mansioni di vita. Come si può spiegare questo?

Si propone la seguente risposta: La velocità a cui uno fa un progresso pratico dipende parzialmente dalla velocità dei processi mentali e nervosi in questione; ma molto di più su quanto è incluso in ogni processo. Se A, la B e la C sommano le stesse colonne di cifre, una usando prontamente il metodo dell'addizionamento-battibaleno (?), un altro l’ordinaria tabella dell'addizione, mentre il terzo fa ogni addizione (aggiunta) contando sulle sue dita, i tre sono attualmente fuori di vista l’uno dall’altro, comunque siano effettuati i tassi dei processi in questione. L'addizionatrice-lampo può continuare più comodamente di ciascuno degli altri. Fa un passo di una lega mentre quelli si arrabattano sopra i palmi o i pollici.

Ora, la capacità di fare passi da gigante nella ricezione dei messaggi telegrafici, nella lettura, nel sommare, nel ragionamento matematico ed in molti altri campi, dipende chiaramente dall'acquisizione delle abitudini a fare passi da gigante. Non servirà nessuna competenza e rapidità possibili nei processi elementari. Il principiante deve arrivare a fare con un colpo di attenzione ciò che ora ne richiede mezza dozzina, e fra poco, in un colpo ancora più inclusivo, che ora ne richiede trentasei. Egli deve sistematizzare il lavoro da fare e deve acquistare un sistema delle abitudini automatiche che corrispondono al sistema delle mansioni. Quando ha fatto questo egli è diventato padrone della situazione nel suo campo. Se vuole, può occuparsi esattamente dei particolari minuscoli. Può trascurare rapidamente grandi aree con un senso esatto di ciò che i dettagli hanno coinvolto - invero, con molta più giustizia ai particolari di quanto è possibile per uno che non conosce niente.  Per concludere, il suo allineamento intero delle abitudini è rapidamente obbediente a servire nella soluzione di nuovi problemi.  L’automatismo non è genio, ma è le mani ed i piedi del genio.

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