17 – I chiodi di Hughes

    

 

Gli storici della “scienza” – o forse solo gli storici della “tecnica”, come distingue l’amico Cimino – sanno bene chi è stato il professor David Edward Hughes, il “principe dei telegrafisti”, ma il grande pubblico ne conosce a malapena il microfono a bastoncino di carbone qui raffigurato (dall’ottimo sito del meritatamente celebre museo del Cav. Pelagalli a Bologna, a destra; dalla rivista L’Électricité 1879, p. 119, al centro).

Di Hughes io, per tutto il 1997, ho raccolto tutti gli scritti originali e me li sono letti (strano, ma vero!): una ventina di chili di carte, dove c’è di tutto: magnetismo, telegrafo stampante, bilancia d’induzione, telefonia, radio, ecc. (per chi interessa ho incollato in calce a questa pagina la bibliografia che mi ero fatta all’epoca). Qui mi limito a dire il minimo indispensabile sul suo microfono ad H fatto con tre chiodi (disegno a sinistra).

Hughes (dopo Du Moncel e Berliner) scoprì che oltre ai contatti elettrici perfetti o rigidi si possono avere i cosiddetti “contatti imperfetti” o sciolti (loose), dipendenti cioè dal semplice appoggio di un estremo del circuito sull’altro, per azione della gravità. Da tale “imperfezione”, stranamente, nacque il microfono (prima con i chiodi, poi con catenelle, con mine di carbone, con granuli e infine polveri di carbone), l’apparato che in unione al telefono di Bell permise lo sviluppo vertiginoso delle comunicazioni elettriche.

“Hughes diede tale nome all’apparecchio da lui ideato credendo di aver con esso trovato, in acustica, l’equivalente del microscopio nell’ottica. In realtà i microfoni non aumentano l’intensità dei suoni che a loro giungono attraverso l’aria ambiente, anzi l’affievoliscono; invece ripetono, amplificati, i suoni a loro trasmessi mediante corpi solidi nelle loro immediate vicinanze” (G. Motta, Il telefono, Milano 1904).

“Per mezzo del microfono suoni debolissimi possono essere ripetuti da un ricevitore lontano e in certe condizioni l’intensità dei suoni riprodotti può essere molto maggiore dell’intensità dei suoni originali. Sono ad esempio molto intensi i suoni dovuti al camminare di una mosca sulla tavoletta del microfono (o dentro la gabbietta cilindrica della versione di Ducretet qui presentata, disegno al centro), lo sfregamento della barba di una penna su questa tavoletta e il battere di un orologio appoggiato sulla tavoletta stessa. Il microfono deve il suo nome alla proprietà che esso possiede di amplificare i suoni assai deboli e si è detto quindi che il microfono ingrandisce i suoni allo stesso modo in cui il microscopio ingrandisce gli oggetti; questo paragone però non è troppo giusto. Non è esatto dire che il microfono amplifica certi suoni a preferenza di altri; questo apparecchio tratta tutti i suoni allo stesso modo, ma esso ha invece non solo la proprietà di ripetere i suoni, ma anche quella di trasformare in suoni le scosse meccaniche, siano esse accompagnate o meno da suoni(D. V. Piccoli, Il telefono, Milano 1884, p. 105).

Pochi forse sanno che il microfono di Hughes era reversibile e poteva funzionare anche come ricevitore.

 

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