62 – Il tandem di Javal

Émile Javal, come è noto agli storici della scienza, ha tradotto e divulgato in Francia l’Ottica fisiologica di Helmholtz, ma ha dato importantissimi contributi alla Fisiologia della lettura e ha scritto un libro, Entre aveugles, che è una miniera di notizie preziose (vedi due riassunti in italiano delle opere citate nella sezione Fonti on line di questo sito) non solo per chi, come l’autore, ha perso la vista in età matura, ma anche, e direi soprattutto, per chi si interessa di questioni psicofisiologiche. In tale lavoro c’è questa foto che lo ritrae su un triciclo-tandem nelle strade di Parigi agli inizi del ‘900 (è il signore, cieco, sul sellino posteriore).

La sua esperienza di oculista gli permise, una volta diventato cieco, di “vedere” tantissime cose relative al “senso tattile” che normalmente al non vedente, anche istruito, sfuggono. Qui ci occupiamo però solo delle osservazioni relative al tandem, che ci serviranno in una prossima News.

Da medico Javal sapeva di dover combattere la sedentarietà e l’immobilità a cui il cieco è costretto, ma per far lavorare i muscoli motori invece di fare passeggiate a piedi scelse, dopo aver scartato per la sua pericolosità il normale tandem biciclo, un più stabile triciclo, una specie di risciò, in cui, si badi, pedalano sia il “passeggero” che il conduttore.

Con questo mezzo di locomozione egli non aveva alcuna paura di inciampare o cadere, perché il “conduttore” della sua carrozzella, particolarmente esperto, gli dava molto più affidamento non solo del bastone per ciechi, ma anche del tradizionale guinzaglio del cane o del ragazzo guida per ciechi. Girando per una Parigi senza traffico Javal, con fatica quasi dimezzata (perché la macchina aveva due motori, appunto, in tandem), faceva esercizi all’aria aperta, provando in discesa anche l’ebbrezza della velocità, e magari, facendo ogni giorno lo stesso itinerario, riconoscendo la strada e il punto dove si trovava dalla sonorità e, soprattutto, dalle pendenze o dai dissesti della carreggiata.

Poiché, si badi, le due pedaliere in un tandem sono “solidaliJavalquasi automaticamente si conformava all’accelerazione o al rallentamento dei pedali del conduttore”. L’unico problema era quello della frenata, specie se brusca e imprevista, in cui Javal, non disponendo di freni, poteva solo fermare coi piedi o “contropedalare”. Quest’azione, che farebbe pensare a improbabili tandem a pignone fisso, per la verità non mi è chiara. Qualche lettore è in grado di aiutarmi?

 

Intervento di Chiarucci (10.11.05):

Il pignone fisso viene usato da alcuni ciclisti ad inizio di stagione per allenamento. Poiché è pericoloso non credo sia stato il caso del tandem in questione. È probabile piuttosto l'azione del "contropedalare" per azionare un freno.

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